Piazza Affari brucia 15 miliardi E la speculazione non esiste?

L'effetto Obama sembra non funzionare. Un po' d’ossigeno all’apertura di Wall Street ma le Borse europee rimangono deboli. Milano registra la peggior prestazione del Vecchio Continente ai minimi dal maggio 2009. Bruciati quasi 15 miliardi di euro. Risale la pressione sullo spread tra Btp e Bund che vola sopra i 340

Milano - Il compromesso sul rialzo del tetto del debito pubblico, che mette al riparo dal default gli Stati Uniti almeno fino al 2013, consegna un po' di ossigeno all’apertura di Wall Street mentre le Borse Europee rimangono deboli. Milano, zavorrata dai titoli finanziari, registra la peggior prestazione del Vecchio Continente con un calo del 3,87% ai minimi dal maggio 2009. L’indice Dax di Francoforte ha perso il 2,86%, il Cac di Parigi ha lasciato sul terreno il 2,27% e l’Ftse di Londra è calato dello 0,7%. Molto male anche la Borsa di Madrid, in calo del 3,24%. L'effetto Obama non sembra funzionare. Ma cosa sta succedendo ai mercati? Fino a ieri erano tutti tesi a vedere cosa decideva il Congresso americano. Adesso che l'accordo è stato raggiunto e che gli aiuti sono piovuti nelle casse greche, non si spiegano questi pesanti ribassi se non con la speculazione. Sebbene alcuni (pochi) analisti assicurano che non esisti, siamo convinti del contrario.

Piazza Affari in profondo rosso Un altro lunedì nero per la Borsa di Milano che, maglia nera d’Europa, ha bruciato 14,9 miliardi di euro per un calo del 3,63% dell’indice All Share. La capitalizzazione di piazza Affari torna così al di sotto dei 400 miliardi di euro, a 396 miliardi contro i 411 miliardi di venerdì scorso. Per il mercato milanese è la seconda peggiore chiusura del 2011, un soffio al di sopra del calo del 3,96% registrato dal Ftse Mib lunedì 11 luglio. L’indice che racchiude i quaranta maggiori titoli quotati alla Borsa italiana sprofonda così sempre più giù e, con i 17.720 punti segnati alla chiusura di oggi, si riporta indietro fino ai livelli della prima settimana di aprile 2009. Dati piuttosto negativi arrivano anche dal mercato dell'auto che, secondo il ministero dei Trasporti, a luglio continua a scendere e segna una flessione del 10,69% a 137.442 unità (contro le 153.886 di luglio 2010). A giugno il calo era stato dell’1,7%.

Titoli di Stato in forte affanno Tornano rapidamente sotto pressione i titoli di Stato italiani in scia sui rinnovati timori sull’andamento della ripresa economica. Il tutto ha velocemente rievocato il clima allarmistico che da settimane grava sui mercati, prendendo di mira il settore obbligazionario dell’area euro che sconta i timori di un effetto contagio della crisi di bilancio che ha già coinvolto Grecia, Irlanda e Portogallo. Le tensioni si evidenziano in aumenti dei rendimenti dei bond già scambiati sul mercato, che sono in un rapporto inversamente proporzionale al prezzo: se questo cala i tassi retributivi ne risultano aumentati. Dopo tentativi mattutini di attenuazione, sui Btp nella scadenza decennale i rendimenti risalgono al 5,94 per cento nel pomeriggio facendo riallargare il differenziale rispetto ai Bund della Germania - ritenuti molto sicuri e usati come riferimento per tutta l’area euro - a 345 punti base. Materialmente significa che i meccanismi di domanda e offerta del mercato pretendono dalle emissioni italiane 3,45 punti percentuali di rendimento in più rispetto a quelle tedesche, come maggiorazione di premio di rischio. Un differenziale tornato vicino ai record toccati nelle passate settimane, durante i giorni di alta tensione sulla Grecia che poi in parte si erano attenuate dopo l’accordo dell’area euro sul nuovo piano di aiuti.