Piazza Affari crede a Bilbao-Monte Paschi

La stampa iberica ipotizza un’offerta che corrisponde a 5,7 euro per azione

Massimo Restelli

da Milano

Da Bnl a Monte dei Paschi: fallito l’abboccamento a Banca Lombarda, il Banco di Bilbao torna a sedersi al tavolo del credito nazionale. Almeno questa è la scommessa di Piazza Affari dove Mps ha chiuso a 4,89 euro (più 1,2%) sulla scia di un possibile interesse da parte del gruppo iberico. Quest’ultimo ha preferito non commentare e l’egemonia azionaria della Fondazione Mps rende di fatto impraticabile un attacco a Siena, che nel corso della giornata era però arrivata a sfiorare un picco di 5 euro (più 3%) sulla scia delle ipotesi di concambio, rilanciate da un quotidiano online spagnolo, che valorizzerebbe Rocca Salimbeni 5,7 euro con un’offerta carta contro carta (3 titoli contro 10).
Indiscrezioni ricorrenti accolte, però, con freddezza in seno all’Ente, dove l’attenzione rimane concentrata sullo sviluppo del piano industriale e sulla scelta del partner bancassicurativo: la short list dovrebbe essere predisposta entro un paio di settimane scremando, con l’aiuto di Jp Morgan e Mediobanca, la dozzina di pretendenti rimasti in gara dopo la prima selezione.
Una linea più volte ribadita dal presidente di Mps Giuseppe Mussari che nella precedente veste di uomo forte della Fondazione aveva tuttavia intessuto stretti rapporti con il Bilbao anche per studiare la sorte di Bnl prima che lo scontro tra il patto di maggioranza e il cosiddetto contropatto di Francesco Gaetano Caltagirone si risolvesse con la fallita Opa di Unipol e la consegna di Via Veneto ai francesi di Bnp Paribas.
È certo, tuttavia, che Mps è uno dei pochi «pezzi» rimasti sulla scacchiera italiana insieme a Capitalia (più 1,16%) e Popolare di Milano, finita ieri ai massimi storici di 12,63 euro (più 1,8%). In questo caso gli indiziati sono gli alleati del Crédit Mutuel con cui il presidente Roberto Mazzotta avrebbe giù studiato, per poi accantonarlo, il modo per rientrare in gioco su Bpi. A patto però che non rompa gli indugi Unicredit che, sebbene al momento mantenga una posizione di attesa, aggregando Bpm colmerebbe la propria rete in Lombardia.
Tornando a Siena, Mps avrebbe bisogno di radicarsi nel Nordest e già a inizio mese la Borsa si era infiammata sull’apertura, poi corretta, del presidente di Antonveneta (gruppo Abn Amro), Augusto Fantozzi. Disegno che avrebbe potuto allargarsi a Capitalia, l’altro grande presidio italiano di Amsterdam, ma bocciato da Mussari che a pochi giorni di distanza aveva evidenziato come per la Fondazione non sarebbe stato «percorribile» un avvicinamento all’istituto di Cesare Geronzi. Per Mps che vuole crescere (1,4-1,5 miliardi l’utile atteso al 2009) mantenendo il legame con la città, a conti fatti la soluzione potrebbe però essere quella di confluire in un gruppo estero, come Abn, disposto a fare di Siena il perno del proprio sviluppo italiano.