Piazza Affari da record ma è rischio mattone

Gli indici sono ai massimi da 5 anni ma da qui a dicembre c’è incertezza Giuliani: «In 18 mesi cederà il 20%»

Massimo Restelli

da Milano

Utili alla mano parlare di bolla sarebbe errato, ma nei prossimi mesi Piazza Affari procederà a vista, nel tentativo di ovviare alla stretta della Bce e allo spettro di un mercato immobiliare esausto. Anche se le sfumature sono molte, la sensazione è che Milano, dopo aver toccato in questi giorni i livelli record che non si vedevano da inizio 2001, vivrà una fase di «grande nervosismo».
A dimostrarlo sono i toni delle analisi raccolte ieri dal Giornale. Se il direttore generale di Capitalgest, Sebastiano Di Pasquale, mantiene infatti un «moderato ottimismo», il numero uno di Azimut Pietro Giuliani è tranchant: «Da qui a 18 mesi il mercato è destinato a una brusca correzione, quantificabile nel 15-20 per cento».
Più prudente il responsabile delle gestioni patrimoniali di Novagest, Gianni Ferrari, che attende i dati macroeconomici di inizio 2007 per una visione di lungo periodo. A differire è in primo luogo la diagnosi sul mattone: il settore è «fortemente sopravvalutato, grazie alla facilità di credito ma questa variabile potrebbe venire meno provocando una spirale negativa sull’intero comparto finanziario e del private equity», prosegue Giuliani.
Sul lungo periodo appare quindi centrale la politica della Banca centrale Europea, che con ogni probabilità completerà un doppio rialzo dei tassi entro i primi mesi del prossimo anno. Stretta che Di Pasquale ritiene tuttavia «già assorbita nelle attuali quotazioni» preferendo piuttosto ricordare come «il petrolio sotto i 60 dollari al barile sia il miglior regalo per i listini internazionali».
Se prosegue la voglia di investire degli istituzionali nel breve periodo Piazza Affari «potrebbe guadagnare ancora qualcosa», ammette Giuliani ma il problema dell’immobiliare resta. Cui si aggiunge «un’economia americana che pattina sul ghiaccio», sintetizza Ferrari puntando l’attenzione sulle variabili macroeconomiche e geopolitiche. Malgrado questo in Piazza Affari non c’è alcun rischio di bolla speculativa: «Negli ultimi tre anni insieme alle quotazioni è raddoppiato anche l’utile delle società», spiega il responsabile delle gestioni patrimoniali di Novagest. Ne consegue che il rapporto prezzo/utili è equilibrato, prosegue Ferrari aggiungendo come ulteriore fattore di stabilità la considerazione che a reggere il listino siano i pesi massimi e non la new economy come accadeva nel 1999-2000.
Per tracciare una strategia di medio periodo occorre attendere il prossimo anno ma, secondo Ferrari, «un eventuale storno delle quotazioni sarebbe un’occasione di acquisto». Tesi che sembra sposarsi con quella di Di Pasquale secondo cui, «in attesa che gli Stati Uniti riassumano il ruolo di guida, a fare da traino potrebbe essere l’Europa. Senza contare la spinta dell’Asia».