Piazza Affari tenta il «colpo di coda» per la fine dell’anno

La Borsa, dopo essere arrivata a guadagnare il 12%, ha bruciato più della metà dei profitti in solo 10 sedute. Adesso prova a ripartire per recuperare quota 8-10%

Massimo Restelli

da Milano

Le Borse internazionali assomigliano a un gruppo di maratoneti giunti esausti al traguardo e da qui a fine anno difficilmente si rivedranno certe quotazioni, ma l’investimento azionario rimane di gran lunga più vantaggioso che affidare il proprio denaro a prestiti obbligazionari o al mercato immobiliare.
Malgrado la battuta d’arresto che in poco più di due settimane ha portato Piazza Affari a cancellare la metà di quanto accumulato in tutto l’anno (il più 12,5% del picco toccato il 3 ottobre si è trasformato nel 5% di venerdì scorso) dal mondo dei grandi investitori si solleva un invito a non mollare la presa: «È una fase di passaggio, dopo tre anni di rialzo c’è uno sgretolarsi delle quotazioni», sintetizza al Giornale l’amministratore delegato di Investitori Sgr (gruppo Ras), Carlo Maria Mascheroni, puntando su una ripresa generale dei mercati mondiali entro dicembre. Un «colpo di coda» di fine anno che potrebbe riportare le lancette all’8-10%, verso il quale si mostra però più prudente il direttore generale di Capitalgest (gruppo Banca Lombarda), Sebastiano Di Pasquale: «Non ci sono le condizioni per un rimbalzo, una pausa di riflessione è salutare. Bisognerebbe analizzare ogni singolo caso ma l’Eurostoxx (l’indice dei principali titoli Ue) è in progresso dell’11%: sarei contento se chiudessimo dicembre su questi valori. Ma francamente nei prossimi due mesi non escludo anche una possibile ulteriore correzione».
Il 19 ottobre scorso, dopo lo scivolone che ha portato l’Europa a cancellare 120 miliardi di capitalizzazione in poche ore, l’amministratore delegato di Azimut, Pietro Giuliani, aveva fatto intendere come la lunga fase di euforia fosse ormai un ricordo. Ma per Di Pasquale, «a questi prezzi alcuni settori stanno diventando interessanti da comprare, a partire da telecomunicazioni ed energia».
In questo momento si assiste a un travaso di liquidità verso il mercato obbligazionario alla ricerca di un porto sicuro per i propri risparmi ma «secondo le nostre elaborazioni comprare azioni continua a essere più conveniente», sottolinea Mascheroni, stimando come ad oggi tra i valori espressi dai due tipi di investimento ci sia uno «sconto del 15%» a favore delle Borse. Vista la scelta degli istituzionali, i piccoli investitori vedono aumentare i propri rischi ma «un bond decennale offre un rendimento netto inferiore al 3% mentre le società stanno macinando molti utili e distribuendo dividendi sempre più generosi» conferma Di Pasquale, evidenziando anche la maggiore attenzione da parte del management alle attese del mercato.
Malgrado dal mondo del corporate America non ci siano ancora segnali di allarme, la prospettiva di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve (il primo appuntamento è in agenda all’inizio di novembre) si sta ripercuotendo su Wall Street (da gennaio S&P 500, l’indice che raccoglie le principali società Usa, ha ceduto il 2,6%), ma l’ad di Investitori Sgr invita a limitare la portata della stretta monetaria: «Si sta andando verso una situazione di normalità» e nel Vecchio Continente «stiamo scontando quanto potrebbe decidere la Banca Centrale Europea dalla prossima primavera» dice, respingendo anche l’allarme sul caro petrolio. Simile l’interpretazione di Di Pasquale: «Un piccolo rialzo dei tassi da parte della Bce non cambierà la situazione».