In piazza bandiere e orgoglio Pdl: «Avanti col governo dei milanesi»

Grande assente Silvio Berlusconi e già questo basta a declassare la manifestazione di piazza Duomo a «maratona oratoria». Michela Brambilla, Ignazio La Russa, Daniela Santanché, Laura Ravetto, Maurizio Lupi, Mario Mauro, vip nazionali del partito sul palco, nel tentativo non facile di arringare la folla distratta dallo shopping natalizio.
Il palco è dietro la cattedrale, all’angolo con corso Vittorio Emanuele invaso per la caccia ai regali. Tutti aspettano un collegamento telefonico con il presidente del Consiglio che non arriva. Il coordinatore nazionale del Pdl, Ignazio La Russa, spiega che l’obiettivo della mattinata non era la versione ambrosiana del raduno Bersani nella romana piazza San Giovanni: «Non è nostra intenzione fare piazza contro piazza. La sinistra è talmente messa male che anche la contrapposizione è un modo di aiutarli».
La gente che si ferma spinge dietro le transenne. Signore imbacuccate in pellicce anti-freddo fanno sventolare le bandiere del Popolo della libertà. Sul palco si alternano i politici. Sale sul palco il sindaco, Letizia Moratti, e sostiene il governo: «Questo è il volto dell’Italia perbene, solidale, coraggiosa. Avanti con il governo Berlusconi che ci ha indicato questa via». Ringrazia uno per uno i ministri «per i fatti, che non sono parole» in favore di Milano. Grazie a La Russa, titolare della Difesa, per i militari in strada: «I reati sono diminuiti del 48 per cento». Grazie al ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli per gli stanziamenti per le metropolitane. Grazie al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, per le risorse per scuole. Grazie al sottosegretario Mantovani per le risorse del piano casa. E infine «grazie soprattutto a Tremonti per averci consentito di mantenere l’Expo, che porterà molto lavoro a Milano».
Il vicesindaco, Riccardo De Corato, punta sui risultati nel campo della sicurezza: «I nomadi sono passati da ottomila che erano nel 2007 a 1.300». Si concentra sui valori l’europarlamentare Mario Mauro: «Gianfranco Fini ne ha dimenticati tre: Dio, patria e famiglia. O meglio la famiglia fino ai cognati la ricorda, su Dio e patria sono anni che non dà notizie di sé». Il ministro Brambilla parla di giochi di palazzo: «La sinistra non poteva farcela da sola e non le è parso vero di poter arruolare Fini».
Tocca al sottosegretario Laura Ravetto: «Vogliono contarci? Lo facciano! Siamo 14 milioni, basta guardare i dati elettorali del ministero dell’Interno». Prende la parola il senatore e presidente di Fondazione Fiera, Gianpiero Cantoni («un governo con ottimi ministri, dalla Gelmini a Sacconi»). Si scalda il sottosegretario all’Attuazione del programma, Daniela Santanchè: «Non vogliamo vivere in un Paese dove bisogna chiedere il permesso per fare l’albero di Natale e il presepe».