In piazza per «catturare» le Tigri Tamil

Bambini rapiti alle famiglie per essere allevati come kamikaze, violenze e attentati: succede a migliaia di chilometri di distanza da noi, ma non per questo il regime di terrorismo imposto dalle «Tigri Tamil» nello Sri Lanka non ci riguarda. Infatti sono centinaia i cingalesi che vivono nella nostra città e lavorano come colf o badanti presso famiglie liguri. Pensando che le loro, di famiglie, vivono nel terrore di morire a causa delle violenze imposte da un gruppo di separatisti che vogliono creare uno stato indipendente su basi etniche e soltanto grazie alla pulizia etnica. Domani pomeriggio i cingalesi-genovesi sfileranno in centro per far conoscere i problemi del loro popolo. Si sono dati appuntamento alle 14.30 in piazza De Ferrari per sfilare, lungo via XX Settembre, fino a piazza della Vittoria.
E forse capiremo qualcosa di più di quanto sta avvenendo nella splendida isola di Ceylon, insanguinata da una violenza che non trova fine. I Tamil rappresentano soltanto il 18 per cento della popolazione che vive nell’isola di Ceylon, e la maggior parte di loro sono contrari al progetto separatista condotto da pochi violenti. Eppure questo manipolo di guerriglieri si è già lasciato dietro una lunga scia di sangue.
«In passato - racconta Christopher Henry Fernando, promotore della manifestazione genovese e responsabile del Comitato genovese della Campagna contro il terrorismo separatista in Sri Lanka - si sono resi colpevoli anche dell’uccisione del primo ministro indiano Rajiavu Gandhi e di altri milioni di persone in tutto lo Sri Lanka». Ma a cosa può servire la manifestazione di Genova? «Intanto è certo che le Tigri Tamil svolgono attività illecite in tutto il mondo, Italia compresa - continua Christopher Fernando - si finanziano con il traffico di droga, la tratta di persone, l’usura e dietro le loro iniziative si nasconde la volontà di sovvenzionare terroristi Tamil anche in Italia». La manifestazione di Genova fa parte di una campagna lanciata a livello internazionale per fare luce su quanto sta avvenendo in uno Stato che noi conosciamo forse soltanto per viaggi e vacanze, ma che a causa del terrorismo ha perso molte ricchezze e soprattutto sta pagando troppo in perdite di vite umane.
«Attualmente l’organizzazione non governativa Tro, Tamil rehabilitation organisation, sta raccogliendo fondi per finanziare le Tigri Tamil - spiega ancora Fernando - ma la raccolta è vietata in molti Paesi, tra cui anche l’Italia. Intanto le Tigri Tamil disertano continuamente il tavolo delle trattative inviando kamikaze per uccidere soldati disarmati e torturando brutalmente i soldati prigionieri, violando la convenzione di Ginevra». E continua: «Lo scopo di questa campagna è di denunciare l’attività terrorista delle Tigri Tamil dell’Eelam e chiedere solidarietà ai cittadini italiani, che esortiamo a non lasciarsi inagannare dalla propaganda filo-separatista che dipinge la questione nazionale sri lankese come una questione di autodeterminazione. Al governo Italiano chiediamo l’effettiva messa la bando della organizzazioni che fanno capo ai terroristi della Tigri Tamil dando seguito ai provvedimento dell’Unione Europea sottoscritti anche dall’Italia».