In piazza contro i giovani

Oggi a Roma ci sono due manifestazioni. Una, realizzata dalla sinistra radicale, contro la legge Biagi, naturalmente in piazza. La seconda a sostegno della legge Biagi (e di quella Treu) alla quale partecipano una serie di esperti e di esponenti politici (compresi la Cisl e la Uil). Non in piazza.
In sintesi: la manifestazione della sinistra è contro i giovani precari, disoccupati e dunque contro il loro futuro. La seconda è a favore dei giovani che cercano un lavoro e che vogliono realizzare il loro progetto di vita. Tra il 1997 e il 2007 con particolare riguardo agli anni dopo il 2000 sono stati creati 3 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato. Tutto questo grazie alle leggi di Treu (più timida) e sostanzialmente grazie alla legge Biagi. Chi dice, oggi, in Italia che è contro il precariato e manifesta contro la legge Biagi o non capisce nulla del mercato del lavoro o è in malafede. O tutte e due, ed è questo il caso di oggi. Perché gli imprenditori dopo la legge Biagi hanno assunto molti più giovani che prima? Perché lo hanno trovato conveniente. Hanno tolto molti giovani dal flagello della disoccupazione offrendogli un lavoro per il periodo di tempo nel quale ne avevano bisogno. Infatti, il problema grosso come un macigno che le imprese si trovavano di fronte, era quello di dover assumere a vita quando la vita delle imprese è programmabile per tempi brevi e brevissimi. Soprattutto se sono piccole e medie. Senza poi considerare il fatto che alla sinistra volutamente sfugge che in Italia sul totale dei lavoratori occupati quelli precari sono il 12,2%. Un numero assolutamente al di sotto dei numeri europei. Infinitamente al di sotto dei numeri dell'Inghilterra e degli Stati Uniti. I Paesi che vanno più forte, che producono più ricchezza.
Prendersi a cuore il futuro dei giovani significa dire loro la verità, non confonderli, non fargli vedere mete impossibili. Oggi il mercato del lavoro è fatto così. Le imprese corrono dietro le opportunità. A volte le raggiungono e hanno bisogno di lavoro. A volte non le raggiungono e non ne hanno bisogno e morirebbero se fossero costrette a occupare i lavoratori anche nei periodi di magra, cioè quando non ne hanno bisogno. Quindi è a favore dei precari solo ed esclusivamente chi fa delle leggi - e Marco Biagi ha ispirato quella principale in Italia - che mettono i giovani nelle condizioni di essere cercati dalle imprese, di essere utili al loro sviluppo. Tutto il resto non è neanche ideologia. Sono balle.
Paolo Del Debbio