In piazza per dare una risposta ai moderati

Maurizio Lupi*

Una risposta. È quella che oggi la piazza di San Giovanni in Laterano a Roma darà a settimane di polemiche e dibattiti politici troppo spesso strumentali. Sarà una risposta imponente, soprattutto nei numeri. Sono già più di cinquemila i pullman prenotati da tutta Italia, 7 i treni speciali per un totale di 300mila persone che hanno già garantito la loro presenza. A queste oggi si aggiungerà la partecipazione spontanea di tutti coloro che hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro la Finanziaria.
Si è fatto un gran parlare di questa manifestazione: qualcuno ha detto che non servirà a niente perché tanto il governo è saldo al posto di comando altri, invece, l’hanno contestata perché troppo ideologica. Analisi probabilmente giuste ma che, a mio avviso, tralasciano il vero centro della questione. Cioè il motivo reale per cui migliaia di cittadini hanno deciso di venire a Roma: manifestare un proprio bisogno.
Il presidente Berlusconi lo ha detto e ripetuto più volte, non siamo stati noi a decidere di scendere in piazza, ce lo ha chiesto la gente. In questo non c’è nulla di ideologico o costruito. Anzi, al contrario c'è un’idea di politica che va ben oltre gli accordi e gli inciuci di palazzo. C’è una voglia di partecipazione, di urlare le proprie necessità, se necessario, il proprio malumore. E se c’è questo la politica, se vuole essere tale, non può restare a guardare.
Certo, come dicono i disillusi, probabilmente tutto questo non avrà nessun risvolto pratico. La maggioranza blinderà la manovra, ogni modifica sarà resa impossibile e tutto continuerà ad andare avanti come se niente fosse. Se dovesse vincere questa idea vorrà dire che abbiamo fallito. Già, perché al di là delle lotta politica che potremo fare da qui alla fine della discussione parlamentare sulla manovra (una lotta che ci sarà e sarà senza sconti), il vero significato della manifestazione di domani è un altro.
La Finanziaria, infatti, è solo una parte del problema. In gioco c’è molto di più. C’è una visione diversa della società. Questa è il messaggio più grande che arriverà da piazza San Giovanni. I cittadini che domani manifesteranno per le vie di Roma sono la testimonianza vivente di un Paese che non molla neanche quando è attaccato. Di un Paese che non ha perso la speranza. Di un Paese che vuole continuare a costruire un futuro migliore per le prossime generazioni. Di un Paese che non crede alle descrizioni catastrofiste di chi è al governo ed è convinto che non tutto è perduto.
È a questa domanda di cambiamento reale che noi dobbiamo dare risposta. Per questo la manifestazione di domani non è un punto di arrivo ma semmai, un punto di partenza. È da piazza San Giovanni che occorre partire per costruire un’opposizione di merito capace di proporre una visione alternativa a quella statalista e liberticida del governo.
Le premesse ci sono tutte e anche i segnali politici sono incoraggianti. Basta guardare al lavoro che Forza Italia ha fatto in queste settimane. Ci hanno accusati per anni di essere un «partito di plastica». Sbagliavano. Forza Italia, al contrario, è oggi una forza radicata sul territorio capace di mobilitare i propri elettori in ogni regione italiana. Un partito capace di parlare al cuore della gente e di farsi portavoce dei loro bisogni e del loro malessere. Quando nel 1994 Silvio Berlusconi decise di scendere in campo disse che lo faceva per un «sogno», quello di «una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita». In questi anni abbiamo lavorato per tradurre quel sogno in realtà. Una realtà che il governo guidato da Romano Prodi vorrebbe distruggere. Ma noi non possiamo permetterlo.
*Parlamentare di Forza Italia