La piazza dice sì al Partito delle Libertà

Fabrizio Cicchitto*

La manifestazione di San Giovanni ha molteplici significati politici. In primo luogo essa è avvenuta sotto il segno del carisma di Berlusconi che sfugge alle possibilità di calcolo degli strumenti consueti della politica. Può piacere o dispiacere ma la Casa delle libertà ha questo livello di consenso per un surplus derivante dall’apporto di Berlusconi: tutti coloro che da diverso tempo si sono esercitati in riflessioni e in previsioni sulla fine del berlusconismo sono andati incontro a una sonora smentita. In secondo luogo a Piazza San Giovanni è affluita spontaneamente una grande quantità di persone insieme richiamate dal carisma di Berlusconi ma anche mobilitate dalla volontà di dire di no a Prodi, al suo governo, a questa Finanziaria che finisce con il colpire tutte le classi sociali. In terzo luogo questa manifestazione ha avuto una dimensione fortemente organizzata: il comitato per la manifestazione non era costituito da puri spiriti, ma era l’espressione di precisi partiti, in primo luogo Forza Italia, An, la Lega e poi le forze politiche cosiddette minori che sono state ringraziate sul palco di Piazza San Giovanni da Silvio Berlusconi.
In quarto luogo, a nostro avviso, nel corso della manifestazione è emerso un altro dato di cui va colta la complessità: si sono combinati insieme i sentimenti di unità della Casa delle libertà insieme a una fortissima riaffermazione di identità di ognuna delle forze che erano in campo con le proprie bandiere. L’elemento realistico è quello di un rapporto federativo fra i vari soggetti politici: l’approdo a un partito unico implica un idem sentire e il senso globale di una comune identità che ancora deve maturare anche perché le storie originarie sono molto diverse, talora lontane ed esse non possono essere cancellate con un tratto di penna o con un documento ben scritto.
Come ha rilevato una giornalista di sinistra, Miriam Mafai, Forza Italia ha dimostrato sul campo di non essere un partito di plastica e di avere un gruppo dirigente nazionale e locale degno di questo nome: organizzare duemila pullman, sette treni speciali, qualche aereo e tutto l’apparato strumentale di una manifestazione è un dato insieme politico e organizzativo: come tutti Forza Italia ha luci e ombre ma va rispettata sia per la sua capacità di mobilitazione e di seguire Berlusconi nelle battaglie politiche che vanno date, sia per il coagulo di culture, di individualità, di lavoro sul territorio che essa esprime.
In quinto luogo ci sembra evidente che Casini e l’Udc hanno commesso un serio errore a isolarsi dalla manifestazione del 2 dicembre: anche larga parte dei dirigenti e della base dell’Udc fanno parte spontaneamente del popolo di centrodestra. Detto questo, però, nel prossimo futuro andrà fatto ogni sforzo per superare lo strappo anche perché, pur marcando una differenza, Casini a Palermo ha manifestato la sua netta opposizione al governo Prodi. E qui veniamo al secondo nodo della questione. La risposta del centrosinistra alla manifestazione è stata sorda e grigia: addirittura arrogante nelle battute di Prodi e di D’Alema (che nel contempo si stanno affrontando in uno scontro senza esclusione di colpi), con una motivazione inesistente come quella di Fassino (il centrodestra non ha offerto un’alternativa) perché invece il centrodestra sta offrendo proposte alternative su tutto ma in primo luogo sul terreno della politica economica (meno pressione fiscale e più tagli alla spesa pubblica). È evidente che non sarà la manifestazione del 2 dicembre a provocare automaticamente la crisi del governo Prodi. Essa però marca due dati: che in questo momento nel Paese si mobilita un’opposizione di massa mentre i sostenitori del governo sono silenziosi e appartati, che in questo momento il centrosinistra è in minoranza malgrado che esso controlli tutto il sistema di potere e che emergano elementi di conformismo e di regime: la sfilata dei nuovi «boiardi di Stato» al convegno di D’Alema come a suo tempo la partecipazione dei banchieri alle primarie di Prodi sono delle operazioni indecenti che sottolineano anche il fatto che «lor signori» corrono a baciare la pantofola perché sanno che questo governo, a differenza del precedente, non scherza con gli organigrammi: chi non si allinea prima o poi viene inesorabilmente fatto fuori.
Dopo la manifestazione lo scontro ritorna nel Parlamento, nel dibattito politico. E si proietta verso le prossime elezioni amministrative. I cosiddetti moderati e riformisti del centrosinistra sono sulla graticola: sono pezzi del loro elettorato che si stanno spostando. Non c’è possibilità di recupero sul terreno di una svolta nelle politiche reali del governo: la seconda fase non decollerà mai se essa vuol dire il decollo di scelte programmatiche liberalizzatrici e riformiste (vedi privatizzazioni e riforma delle pensioni) perché esse saranno impedite dall’estrema sinistra che anzi chiederà altre iniziative radicali (sull’immigrazione, sulla droga, sulla politica estera ecc). Vedremo se, anche per il successo della manifestazione di Roma, nei Ds e nella Margherita si aprirà una riflessione critica, o se essi continueranno a seguire ciecamente quel pifferaio di Hamlin che è Prodi. Per parte loro, sotto la guida di Berlusconi, Forza Italia, An, la Lega, la nuova Dc, gli altri partiti, hanno dimostrato di essere in campo e di portare avanti un’opposizione che nel contempo coinvolge grandi masse di cittadini e che offre un’alternativa di governo sui contenuti.
*Vicecoordinatore di Forza Italia