«Piazza Duomo? È un bivacco» La denuncia del sovrintendente

«È un luogo sacro che nessuno rispetta. Va riqualificato e anche valorizzato»

Serena Coppetti

«Vandalismo non è solo imbrattare i monumenti con lo spray. Ma utilizzarli anche in modo indecoroso». Gli occhi di Alberto Artioli sovrintendono giornalmente a piazza Duomo. Gli uffici dei Beni architettonici si affacciano infatti sul sagrato.
Uno spettacolo duro da mandare giù.
«Le piazze devono essere vissute, ed è giusto che piazza Duomo venga utilizzata, ma non va bene abusarne. Il sagrato è un luogo sacro e invece viene utilizzato per bivaccare. C’è gente che ci passa la giornata a bere, lascia le bottiglie di birra in terra, o se ne sta a prendere il sole a torso nudo o anche di peggio. Il Duomo è un riferimento sacro, ma rappresenta anche l’identità dei milanesi, e spesso non viene rispettato».
Il problema non è nuovo.
«È vero. Quando era sindaco Formentini è stata fatta addirittura una delibera che vietava i bivacchi e le sedute sulle scalinate, poi è andata in disuso. Il tempo è passato e nessuno si cura più del fatto che il sagrato è un prolungamento della Chiesa e va rispettato come luogo sacro e di memoria».
Cosa si può fare?
«Non voglio essere frainteso... Non vorrei lo stato di polizia. Vorrei soltanto che si ritrovasse il valore di quel posto. Per tutti. D’altronde quando noi andiamo negli altri paesi abbiamo rispetto per le altre religioni. Così come quando mi tolgo le scarpe per entrare in una moschea, mi piacerebbe che ci fosse uguale rispetto da parte di chi si trova sul sagrato del Duomo».
Non basta dunque restaurare il Duomo. Vorrebbe che fosse riqualificata la piazza. Che idea può dare?
«Il tema è difficile da affrontare ma non si può lasciar correre come fosse una cosa normale. Quello che è mancato è questo continuo grido di dolore. Io lancio l’allarme...».
Solo per il Duomo?
«C’è anche piazza dei Mercanti da valorizzare. È la più bella e la più antica piazza di Milano. Risale al 1300. A quell’epoca era il centro della città, con il Palazzo della Ragione, il Broletto e il mercato. È stata lasciata andare anche quella. Ora si cerca di valorizzarla. Le bancarelle dei libri ad esempio devono essere ristudiate per dare un’immagine più curata».
E sui monumenti? Sarebbe d’accordo su qualche spostamento? Ad esempio l’Ago e il filo...
«Non è prioritario. Può piacere o no, ma Cadorna non è una piazza storica. Casomai sposterei il Cavallo di Leonardo. Ma all’epoca fu deciso di metterlo all’Ippodromo per senso di pudore. È un falso, un’"americanata" rifatta sui disegni di Leonardo. Non si è avuto il coraggio all’epoca di metterlo più in evidenza. Invece lo sposterei magari alla stazione o in piazzale Loreto, in uno spazio urbanistico più pregevole potrebbe diventare un simbolo di Milano».