In piazza e senza puzza (sotto il naso)

Il boom degli eventi culturali è un fenomeno misterioso ancora senza spiegazione

Al Festival della Mente di Sarzana lo psichiatra Eugenio Borgna, che non è certo una star culturale alla John Grisham o alla Michael Connelly, ha fatto un tal pienone che gli organizzatori sono stati costretti a spostare il dibattito da un chiostro da 400 posti a un tendone da 800, andato esaurito anch’esso. Vabbè che siamo un paese di matti, e questo potrebbe spiegare l’interesse per il personaggio. Ma non basta a comprendere la nascita di un fenomeno curioso, se non addirittura misterioso: come mai la bistrattata cultura quando scende in piazza attira le folle?
Stesso mistero si verifica a Mantova, dove mercoledì si inaugura il padre, o forse il nonno, di tutti i festival che oggi proliferano in ogni angolo della provincia italica. Anche a Mantova si ripeterà come ogni anno (e siamo al nono consecutivo) il copione del tutto esaurito, delle code per sollazzarsi con dibattiti che in tv avrebbero uno share da zerovirgola e con autori sconosciuti al grande pubblico, che totalizzano spesso più presenze che copie di libri venduti. E come ogni anno (stessa tiritera si recita in occasione degli altri eventi-boom della cultura, dal festival della Filosofia di Modena alle letture dantesche di Vittorio Sermonti) si sprecano commenti, analisi e polemiche.
Gli snobini storcono il nobile naso (quella che sta sopra la puzza) sostenendo che non c’è troppo da gioire perché questa non è cultura, ma solo una sua sottospecie imbastardita dal modello televisivo, dove ci si siede e si ascolta senza neppura la fatica di leggere. Dall’altra parte c’è chi dice che è sempre meglio passare un week-end a Mantova che in un centro commerciale o stravaccati sul divano davanti a una mariadefilippi qualunque. Noi siamo per la seconda tesi, anche se rimane difficile spiegare perché la gente non va in libreria a comprarsi un libro ma va al Festival di Mantova a sentire parlare un autore di cui non si è comprato il libro.
Qualunque sia la soluzione del mistero, un fatto è assodato: la domanda di eventi culturali è superiore all’offerta. Solo così si spiega il perenne “tutto esaurito”. Si diano quindi da fare le case editrici e gli organizzatori culturali. Ma soprattutto gli sponsor e gli amministratori pubblici, che quando non latitano, litigano (valga per tutti l’esempio della Milanesiana). Questa è l’unica risposta possibile all’assalto della cultura dell’outlet, dei grandi fratelli e dei jeans griffati che arriva invece, questa sì, dalla tv. Per dare spazio a una cultura che se pure non è alta, come piacerebbe ad alcuni, almeno c’è. Seppure in piazza e senza puzza (sotto il naso).