Piazza Fontana, no global scatenati

MilanoIl ricordo del quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana a Milano finisce in una manciata di minuti a botte e calci tra le frange più estreme dei manifestanti e le forze dell’ordine che cercano di contenere gli scontri. Con il dolore dei familiari delle vittime soffocato dai fischi degli antagonisti, dallo scoppio di petardi, cocci di bottiglia e sassi lanciati contro gli elmetti dall’altra parte della barricata. Mentre in piazza parenti e sopravvissuti a quella drammatica esplosione che provocò la morte di diciassette persone, provano a raccontare la loro sofferenza. Senza riuscirci.
Sono passate da poco le 16.30 e il corteo dei rappresentanti delle istituzioni cittadine milanesi, insieme alle associazioni anti-terrorismo, l’Anpi e alle vittime della strage ha appena finito di deporre le corone davanti alla Banca Nazionale dell’Agricoltura e si prepara a salire sul palco per la commemorazione ufficiale. Poco più avanti, il secondo corteo della sinistra e degli anarchici, circonda la piazza: sono partiti in 2mila, ma ora sono molti di più. C’è anche Vittorio Agnoletto in mezzo a loro. In prima linea, i ragazzi dei centri sociali col volto coperto da sciarpe nere e un grande striscione con la scritta «12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2009, la strage è di Stato». Ci sono le transenne a tenerli a distanza, ci sono i poliziotti in tenuta antisommossa e gli scudi dei carabinieri. Ma è la prima volta che la piazza gli viene chiusa il 12 dicembre e la tensione è alta. Le contestazioni cominciano quando il sindaco Letizia Moratti prende la parola e continuano col presidente della Regione, Roberto Formigoni e della Provincia Guido Podestà. I fischi non risparmiano nessuno: i parenti delle vittime che leggono il messaggio di solidarietà del presidente della Repubblica Napolitano, vengono additati come «fascisti». Non viene rispettato neanche il minuto di silenzio per ricordare il momento dell’attentato. In via Larga gli estremisti tentano un primo sfondamento, i giovani dei centri sociali lanciano le cariche. Cercano lo scontro e alla fine lo ottengono, la commemorazione dei morti è solo un pretesto. Il bilancio in serata parla di due feriti tra le forze dell’ordine, un carabiniere e un poliziotto colpiti lievemente alla testa e i manifestanti che entrano in piazza sulle note di «Bella Ciao». «Rinnovo il rifiuto e la condanna più totale di ogni forma di terrorismo e di violenza», commenta il presidente del Senato, Renato Schifani. Amareggiato anche Fortunato Zinni, sindaco di Bresso e superstite alla bomba costretto come gli altri a lasciare il palco. «Interrompere gli interventi dei parenti delle vittime è una barbarie».