Piazza Fontana, strage senza colpevoli e con troppi colpevolisti

Mario Calabresi, direttore che risulta equilibrato e dolce pur mostrando con chiarezza la propria scelta per la sinistra, ha risposto su La Stampa on line a un lettore che sulla strage di piazza Fontana la matrice neofascista è ormai chiara e assodata. Premesso che responsabili di omicidi sono gli uomini e non le matrici, la verità giudiziaria raggiunta dopo decenni, non fosse altro che per gli evidenti dubbi che ne hanno provocato la lentezza, è solo una verità che serve a mettere un punto fermo a un fatto. A volte, anche per caso, può essere vera. Calabresi sembra dimenticare l’orribile caso Pinelli di pochi giorni dopo: nessun galantuomo può credere sia stato buttato giù da una finestra, volontariamente, dalla polizia, ma solo un fessacchiotto può bere la verità giudiziaria del giudice D’Ambrosio, che avrebbe dovuto e potuto limitarsi a un più che comprensibile «non ho trovato prove per la risposta certa che mi è obbligo dare». Invece di un ridicolo «malore attivo» che avrebbe condotto il povero Pinelli a cadere da una finestra del quarto piano. Capisco che la ricerca, di ogni tipo, danzi sul filo incerto del possibile/probabile, ma non si deve dimenticare che tra le tante ipotesi di piazza Fontana una tutt’altro che trascurabile fosse, visti i tempacci che facevano sembrare normale tutto, il gesto di un cliente angariato il quale, collocando la borsa, avesse solo sbagliato a puntare il timer.
Cremona