In piazza i ragazzini, universitari in aula

Traffico in tilt, scontri con la polizia e i soliti vandali contro vetrine e muri di banche a cominciare dalla sede di Uniredit in piazza Cordusio. Con una novità, questa volta, l’assalto a Moody’s, l’agenzia di rating che ha recentemente declassato l’Italia. Giovanissimi in corteo già intruppati nella gran caciara che consente di perdere un giorno di scuola e studenti universitari che mollano la protesta anti-Gelmini e in piazza nemmeno si fanno vedere. L’allarme parte alle 10 di ieri mattina, quando il cronista di Radio popolare racconta in diretta che gli studenti medi saranno in cinquecento, ma gli universitari appena una cinquantina. «Forse arriveranno dopo». Poi il numero di chi partecipa al primo sciopero dell’anno annunciando un «autunno che sarà molto, molto caldo», cresce. Secondo un comunicato del Viminale a Milano alla fine saranno in 2.500. Ma quelli della Statale non si vedono. «Non mi stupisco - spiega Carlo Armeni, rappresentante degli studenti nel senato accademico e vice presidente nazionale di Azione universitaria - La battaglia inscenata l’anno scorso dai collettivi di sinistra annunciando la fine dell’università ormai non è più credibile». Perché, aggiunge, «la riforma è passata e gli atenei stanno già mettendo a punto gli statuti per poter sfruttare al meglio le possibilità che ci sono offerte».
E allora il mirino si deve spostare. Perché chi ormai sopravvive solo celebrando all’infinito un rito vecchio e consunto come il corteo del venerdì mattina a cui in pochi ormai credono, deve sempre trovare un avversario contro cui urlare. E così il bersaglio non è più il ministro Gelmini, ma le banche. «Save schools, not banks», salvate le scuole non le banche lo slogan suggestivo sullo striscione in testa alla manifestazione organizzata dal Coordinamento dei collettivi. Un cronista in diretta tivù chiede a un ragazzino cosa ci sia scritto. «Non lo so, non mi ricordo», risponde candido lui spostando il fazzoletto che lo maschera.
Partenza in piazza Cordusio prima di spaccarsi in due diversi tronconi: quello di Rete studenti, collettivo Blackout e collettivi universitari punta sulla Regione, mentre il Coordinamento va verso il Provveditorato agli studi. Deviando, però, verso la sede di Moody’s. Tensione quando gli studenti danno l’assalto nella sede italiana dell’agenzia di rating in corso di Porta Romana. Fumogeni che rendono acre l’aria, secchiate di vernice e uova contro l’ingresso, mentre un gruppo prova a sfondare ed è bloccato nell’atrio. «Squali della finanza, speculatori sulle nostre vite», è lo striscione srotolato prima di riprendere la marcia lasciando sacchi della spazzatura per strada e incollando cartelli «Not our debt» sulle vetrine delle banche. Davanti alla sede di Bankitalia quelli del collettivo Labout appendono uno striscione: «Bce e Bankitaglia chiudono, via i Draghi speculatori, non pagheremo i vostri debiti». L'iniziativa, un «flash mob» lanciato anche in altre città italiane con volantini e chiusura dell’ingresso con nastro da cantiere. Il palazzo della Banca d'Italia era già stato teatro, nei giorni scorsi, della protesta dei militanti del centro sociale Cantiere.
Paura anche in piazza Duca D’Aosta davanti al Pirellone quando i manifestanti cercano di sfondare il cordone di carabinieri con caschetti da cantiere e «scudi» di polistirolo. Manganellate. Dal corteo uova e vernice contro i militari. Uno studente si fa male. Breve trattativa e la manifestazione riprende girando intorno. «Abbiamo voluto, simbolicamente circondare la Regione», esulta un ragazzo. La manifestazione riparte verso piazza Oberdan e Porta Venezia, dove si conclude scandendo slogan contro i fascisti, i carabinieri e il premier. Prossimo appuntamento il 14 ottobre. Che giorno è? Venerdì.