Piazza Leonardo da Vinci, il rave è annunciato

Elena Gaiardoni

E' piazza Leonardo da Vinci il luogo prescelto dalla ormai nota rete organizzativa «The Blacklist events» per il rave party del prossimo 8 luglio. «Mi sono mosso subito. Ho avvisato il sindaco, Giuseppe Sala, il vicesindaco, Anna Scavuzzo, il questore, l'assessore alla sicurezza, Carmela Rozza, e il comandante della polizia locale. Mancano nove giorni. Non ci sono scuse per non bloccare un'usanza incivile in una piazza che tra l'altro è stata resa bella dalla recente ristrutturazione» dice Marco Cagnolati, consigliere della Zona 3 per Forza Italia.

Sono anni che Cagnolati si batte in prima persona contro raduni illegali che per tutta la notte sparano musica come uragani di piombo, bevono birra e superalcolici, lasciando bottiglie e cocci per terra, perché i giovani scambiano le strade della città per un bagno pubblico, a cui non si deve nemmeno il rispetto di cinquanta centesimi di mancia per chi pulisce. I ragazzi se ne fregano: a rimettere ordine ci penserà l'Amsa, pagata dai cittadini. Pubblicizzata su Facebook, nei primi quaranta minuti l'iniziativa ha raccolto ieri l'adesione di quasi mille persone.

Dall'inizio della bella stagione questo è il già secondo rave nella piazza. «L'altro fu organizzato da associazioni studentesche di sinistra nel mese di giugno, mentre lo sballo pubblico dell'8 luglio è sotto la mano dei centri sociali». Non manca, a dire il vero, anche una certa preoccupazione per questi ritrovi, perché il nefasto esempio del Bataclan di Parigi viaggia. La generazione del Bataclan, come molti l'hanno chiamata, è molto simile a quella del botellon, per cui il rave potrebbe essere esposto a rischi di attentati terroristici. Intanto il terrorismo è quello di un manipolo di adolescenti convinti che Milano sia un luogo di scorribande aperte a qualsiasi can can. Negli anni scorsi non hanno taciuto i residenti delle zone interessate dalle «feste» che finiscono all'alba, quando ragazze e ragazzi barcollanti, convinti di essersi divertiti perché per qualche ora si sono scatenati come lupi, vanno verso una casa. Come se la città, la nostra, la loro, non lo fosse.