In piazza per la lotteria della casa Pochi minuti per recuperare tutto

nostro inviato all’Aquila

«Luci Francesco. Buri Lorenzo. Luci Francescooo!». Lo scatto dai gradini è un tuffo da uno scoglio. «Eccomi! Sono qui!». In Piazza Battaglione Alpini sembra giorno di mercato. Gruppi di uomini e donne trascinano strane valigie vuote, valigie che possono essere anche coperte trasformate in un sacco. Si torna a casa. Si va a prendere la roba. Per questa gente è come un giorno di festa, una festa senza risate, soltanto uno spiraglio di sorpresa che può aprire un sorriso.
Qualcuno sorride, è la prima volta in questi giorni. Non hanno mai avuto questa forza nelle gambe da quando c’è stato il terremoto. Nei campi di tende si muovono piano, in attesa di niente. Qui è diverso. «Gioia Stefano!». E Stefano balza in piedi, corre. Non è niente di divertente, ma sarà questo sole, questo strano ufficio all’aperto dei pompieri che sparano i nomi con il megafono, sarà che si torna a casa. Per la prima volta, da quella notte.
«Angelì, fatti abbracciare, ogni amico che rivedo è un pezzo di vita»: un uomo con una grossa borsa si avvicina a un altro e lo stringe. «Ma hai visto che di due palazzi uguali uno è su e l’altro è andato giù?». S’inizia a gioire per chi si ritrova, a cercare motivi diversi per questa strage. La colpa non è soltanto della terra.
Si torna a casa, ma per quindici minuti. Centinaia di persone sono qui ad aspettare di sentire il proprio nome. C’è una fila che quasi riempie la piazza. Una volta estratti, una squadra di vigili del fuoco li accompagnerà nelle loro abitazioni per prendere velocemente quello di cui hanno bisogno.
La lista c’è, è aperta da due giorni. Ma il tempo di estrazione è come una lotteria: gli iscritti al ritorno a casa sono stati divisi per quartiere. Nessuno sa quale sarà il rione successivo. È una sorpresa. Si è chiamati a gruppi. In questa città ormai tutta la vita si basa su quartieri che non esistono più: la sistemazione nelle tendopoli, persino i viaggi su queste auto dei vigili del fuoco cariche di borse, di coperte e di buste.
«Io abito sotto la casa dello studente, mi sono iscritta stamattina. Quando ci porterete lì?», domanda una studentessa. Il pompiere prende tempo per rispondere. Stanno partendo dal centro della città, dovranno scortare migliaia di persone perché tante si sono iscritte al ritorno a casa. Per oggi hanno deciso di fermarsi a cinquecento. Portano gli inquilini di un palazzo tutti insieme sulla macchina. Poi, a turno, li accompagnano su. Se è rischioso salgono loro, i pompieri. I proprietari di casa forniscono una mappa dell’appartamento e chiedono di aprire un armadio, di sollevare un cuscino. Spesso però succede che i pompieri scendono e scuotono la testa: «Una vecchietta mi aveva spiegato di andare diritto nel corridoio e di entrare nella seconda porta a sinistra - racconta un vigile del fuoco - Ma io ho dovuto dirle la verità: non c’era più né il corridoio né la porta». Capita che portino giù soldi nascosti tra i fazzoletti, catenine riposte nel cassetto, i denti belli, scatole di medicine.
Intanto però continuano a scavare. In piazza Battaglione Alpini arriva il loro vanto: un cagnetto con il muso schiacciato e la pelliccia folta è appena stato salvato dalle macerie dopo sei giorni dal terremoto. Era nascosto in un armadio. I suoi padroni sono morti, ora continua a guaire e a cercare carezze dagli sconosciuti. I pompieri l’hanno chiamato Briciola, poi si sono accorti che è maschio, «ma ormai è deciso così».
Al megafono continuano a chiamare i nomi. Per quindici minuti di ritorno a casa c’è chi ha aspettato qui tutto il giorno. Raccontano di paura e di batticuore. Perché un amico è un pezzo di vita ma la casa «è un pezzo di cuore», dice Luca, uno studente, che è appena tornato dalla sua.