«In piazza per Marco, faremo cadere Prodi»

da Roma

«La manifestazione a favore della legge Biagi può davvero rappresentare una spallata al governo Prodi: per questo dobbiamo investirvi tutte le nostre energie». Stefania Craxi è stanca delle mistificazioni della sinistra intorno alla legge che porta il nome del giuslavorista bolognese assassinato dalla Br. «Biagi - dice al Giornale la parlamentare di Forza italia - è stato ucciso due volte: prima dai brigatisti rossi, e poi da chi, per cattiva coscienza, adesso parla di legge 30».
Lei, con la sua Giovane Italia, s’è fatta promotrice della manifestazione a favore della Biagi, fissata per il 20 ottobre prossimo: con quali obiettivi?
«Il comitato a favore della legge Biagi, guidato da Giuliano Cazzola, nasce proprio con la Giovane Italia. Il nostro obiettivo è di mettere in evidenza le balle di Prodi. Infatti, è proprio sul terreno del welfare che possiamo misurare il conservatorismo di questa sinistra. Incolpare la legge Biagi della precarizzazione del lavoro giovanile è una mistificazione inaccettabile: la Biagi fa esattamente il contrario, è una legge di regole, che disciplina tutte le fattispecie di lavoro atipico e pone precise regole per le imprese. Ha fatto crescere l’occupazione, insieme al pacchetto Treu. Peccato che Treu se ne sia dimenticato...».
Così nasce l’idea della manifestazione per contrastare quella della sinistra.
«Una manifestazione, quella del 20 ottobre, in cui dobbiamo investire tutte le nostre energie. Mi auguro che anche Forza Italia si impegni al massimo, perché davvero può rappresentare una spallata per il governo e per questa sinistra arretrata. Vedo anche alcune adesioni dal centrosinistra: alcune sincere, come quella di Daniele Capezzone, altre pelose come quella della Bonino che fa soltanto la sponda a Prodi. Il fatto è che anche i cosiddetti moderati del centrosinistra subiscono i diktat della sinistra estrema».
Vede delle analogie fra la battaglia a favore della legge Biagi e quella combattuta da suo padre, negli anni Ottanta, per modificare la scala mobile?
«L’analogia è evidente: si tratta di due grandi battaglie riformiste, che vanno combattute con lo stesso coraggio contro i conservatori nella politica e nel sindacato. Biagi e Craxi sono due vittime di questa battaglia. Vorrei aggiungere un rilievo nei confronti del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: ha ringraziato Beppe Grillo per il suo libro sui precari, smentito e smontato da Pietro Ichino, che non è certo un uomo di destra. È stato un atto di cortesia che Napolitano poteva risparmiarci. Il libro infatti è pieno di falsità e pregiudizi, il lavoro di un comico che campa sul qualunquismo: le sue critiche vanno rispedite al mittente».
Lei parla di governo e di sinistra «conservatori»: perché?
«Sul lavoro, il governo sta sbagliando tutto. Oggi i giovani lavoratori vogliono meno vincoli e meno regolamentazioni, esattamente il contrario di quanto questo governo si propone. Prodi non ha capito che che il progresso si misura in termini di maggiore libertà. Lo ha capito parte del sindacato, penso alla Cisl (che, non a caso, si era schierata a suo tempo per la riforma della scala mobile); ma questo non interessa a un centrosinistra schierato senza esitazioni con l’ala più conservatrice e anti-riformista del sindacato».