Piazza Mercanti: graffiti, barboni e crepe nel loggiato del ’300

L’ultimo restauro risale al 1999 ma il degrado ha già rovinato l’antico Palazzo di Giustizia. Ma i turisti armati di pennarelli e taglierini non sono gli unici
responsabili del degrado. C’è chi fa di peggio, usando le mura del
Palazzo della Ragione, o Broletto Nuovo che dir si voglia, come toilette

Un barbone chiede l’elemosina e intrattiene i turisti che visitano la loggia di Piazza Mercanti. Con gli occhi persi di quegli uomini a cui è impossibile attribuire un’età, lui sta lì, in un angolo del loggiato dove ha sistemato delle scatole di cartone. Un tempo, per lui non ci sarebbe stato nemmeno lo spazio. Calzolai, sarti, lanaioli erano i soli padroni di Piazza Mercanti: lavoravano fianco a fianco mentre all’osteria Pattona si cucinava la busecca o la tipica casoela. Oggi di quei profumi non c’è traccia, al loro posto l’acre puzza di orina.
Ricordi di una Milano che non c’è più. Dimenticata dagli stessi milanesi che camminando di fretta per raggiungere i centralissimi uffici non fanno caso al degrado che sta conquistando una delle più belle piazze della città. Sconosciuta ai turisti, che continuano a scattare fotografie sotto il loggiato, accontentandosi delle crepe sui muri rovinati dalle incisioni di vandali.
«Marta ti amo», ha scritto un giovane innamorato, senza rendersi conto che con la sua bravata ha rovinato un monumento storico, fatto costruire da Matteo Visconti e ultimato nel 1316. Di writers così, desiderosi di lasciare in ricordo un pegno d’amore ne sono passati tanti: chi ha preferito assalire le colonne (basamento e capitelli compresi), chi i muri e chi invece ha privilegiato il pozzo del XVI secolo.
Ma i turisti armati di pennarelli e taglierini non sono gli unici responsabili del degrado. C’è chi fa di peggio, usando le mura del Palazzo della Ragione, o Broletto Nuovo che dir si voglia, come toilette. Così la mattina chi lavora nella piazza è costretto ad armarsi di spazzolone e disinfettante, perché la puzza non lascia troppo spazio all’immaginazione. Ed è difficile pensare che sia solo merito di gatti “indisciplinati”.
Ad aiutare i vandali, il tempo che ci mette del suo andando a logorare le pareti dell’edificio voluto dal podestà Oldrado da Tressano come sede delle attività giudiziarie. L’ultimo restauro risale al 1999 ed è costato al Comune dieci miliardi di vecchie lire, ma le foto dimostrano che ce ne sarebbe già bisogno di uno nuovo, più profondo.
In diversi punti l’intonaco è scrostato, alcune zone della pavimentazione e dei gradini sono in dissesto e nonostante gli accorgimenti installati sopra le arcate per tenere lontani i piccioni, gli escrementi dei volatili sono ovunque, anche accanto alle lapidi con i nomi dei partigiani caduti.
Che fare allora? L’assessore all’Arredo e al decoro urbano Maurizio Cadeo ha un’idea: «A settembre farò finanziare un progetto di illuminazione scenografica sulla loggia - anticipa - con poco più di 100mila euro si possono ottenere grandi risultati. La luce, infatti, disincentiva gli atti di vandalismo». Ne è convinto l’assessore: «Milano nasconde ancora troppi bei palazzi signorili e il Broletto Nuovo ne è un classico esempio - spiega -. Questo è un gran controsenso perché basta poco per valorizzare e rivitalizzare i nostri gioielli».
Ma il Comune non può fare tutto da solo, secondo Cadeo anche i proprietari degli stabili devono fare la loro parte. «Vorrei far introdurre come regolamento l’obbligo per i proprietari di tenere puliti i propri stabili perché deve passare il concetto di concorso tra pubblico e privato». Un esempio? «Il Comune si è impegnato a ripulire gli stabili dai graffiti, ma non può continuare a farlo in eterno: noi abbiamo dato l’esempio ora tocca anche ai proprietari fare la loro parte per una città più pulita».
Sarà, ma guardando Piazza dei Mercanti, sembra che i milanesi, una volta superato l’uscio di casa, dimentichino il significato del senso civico.