In piazza il ministro c’è ma non si vede

Ferrero e Cento non vanno in corteo, esponenti di punta della sinistra al governo: "Ma siamo con chi ci va". Casini: "E allora dimettetevi"

Roma - I ministri quasi sicuramente non ci saranno. La prima rinuncia è stata quella del titolare della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che già nei giorni scorsi aveva aderito idealmente alle manifestazioni contro il presidente statunitense George Bush, ma aveva anche accolto l’invito del premier Romano Prodi a non scendere in piazza. Il sottosegretario all’economia Paolo Cento ieri sera non aveva ancora sciolto la riserva, liquidando la questione come «irrilevante», di fronte all’importanza di «una grande manifestazione pacifista» che offrirà a governo e maggioranza l’occasione di decidere da che parte stare a proposito dello scudo spaziale.
D’altro canto, come aveva già avuto modo di precisare Ferrero, il divieto vale solo per i ministri. E i partiti della sinistra radicale parteciperanno alle manifestazioni degli antagonisti. Magari con l’obiettivo di «sostenere» la posizione del governo rispetto a quelle del presidente Usa, come auspica il presidente dei deputati del Pdci Pino Sgobio: «Se il governo italiano nei suoi incontri con Bush farà dei distinguo, ebbene, la manifestazione vuol dire che sarà a sostegno dei distinguo del governo. Qual è il problema?».
In realtà qualche imbarazzo la sinistra radicale lo sta causando. Tanto da spingere il vicepremier Francesco Rutelli e il segretario Ds Piero Fassino a ribadire la «profondità dell’alleanza e amicizia tra Italia e Stati Uniti». Alza la voce Italia dei valori. Il capogruppo alla Camera Massimo Donadi accusa la sinistra radicale di avere un «atteggiamento populista volto a cavalcare solo un facile malcontento». Il ministro Antonio Di Pietro pone la questione dei treni gratis per i manifestanti e dice di non volerli dare «a chi deve andare a spaccarli, a rovinarli e a fare una manifestazione violenta». Ma a fermarlo ci pensa il leader dei Cobas, Piero Bernocchi, con un avvertimento che sarà difficile ignorare: «Non farli partire (i treni, ndr) sarebbe una scelta irresponsabile, che potrebbe creare forti tensioni sia nelle stazioni sia nel corteo». Provano ad abbozzare una quadra il leader Ds e il ministro degli Esteri. «Noi - spiega Fassino - stinguiamo tra la politica del governo e le posizioni dei singoli partiti». Usa e Italia, per Massimo D’Alema , sono «amici e alleati», tra i due Paesi c’è «la forza di un rapporto solidissimo». E se qualcuno si sta muovendo, questo è Washington perché «gli americani stanno cercando oggi di uscire dalle secche dell’unilateralismo»
Contraddizioni che non sono sfuggite al centrodestra. A partire dall’ex ministro degli Esteri Gianfranco Fini: «I rapporti fra Italia e Stati Uniti sono ai minimi termini dopo molti anni, per responsabilità del governo Prodi. Non può che essere così vista la pregiudiziale antiamericana di alcuni settori della maggioranza e perfino di alcuni ministri, come dimostra l’invettiva di Ferrero», ha osservato il leader di An.
«Non ci si deve meravigliare - ha aggiunto - di quello che scrive la stampa americana». Il riferimento è un articolo del Washington Post che ha messo in evidenza rapporti freddi tra Italia e Stati Uniti alla vigilia della visita a Roma del presidente Bush.
Anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini parla del ministro alla Solidarietà sociale. «Non è possibile definire Bush un guerrafondaio e stare in un governo che riceve Bush. Le dimissioni sono in questo momento la cosa più seria che il ministro Ferrero può fare».