In piazza oppure no? La via crucis di Veltroni

Cofferati fra qualche mese starà solo con il suo bambino. Lo ritroveremo in politica a Genova o a Bruxelles, oppure in nessun luogo. Non sappiamo se la sua è una fuga sentimentale o una fuga politica. Sappiamo che quel che lui ha fatto, la rinuncia alla carriera politica, è il rovello che attraversa le menti di quei tanti a sinistra che ormai sono convinti di non aver perso solo elezioni politiche importanti ma di aver incrociato la sconfitta della vita. Se ne renderà conto assai presto anche Walter Veltroni che è la prima vittima della rinuncia dell’ex segretario della Cgil. Bologna, infatti, torna in bilico, i sondaggi dicono addirittura che il candidato che si opporrà al centro-sinistra, l’ex sindaco Giorgio Guazzaloca ha tutte le carte in regola per riprendersi Palazzo d’Accursio. I più maligni, ricordate Andreotti che diceva che a pensar male si azzecca sempre?, sostengono che lo spettro di Guazzaloca ha sospinto Cofferati al ruolo di padre a tempo pieno nella terra di Gilberto Govi visto che dalle parti di San Petronio non era molto amato. Ma Cofferati è ormai il passato.
Il tema del giorno è se avrà un futuro Walter Veltroni. Il segretario del Pd, che è uomo attento soprattutto alla propria immagine, ha davanti a sé mesi terribili e una data ottobrina inquietante. Partiamo dai mesi terribili. Nel giro di poco tempo si voterà in Abruzzo, e poi ci sarà, con le elezioni europee, una tornata amministrativa impegnativa in cui verranno a scadenza città come Bologna, Firenze, Bari, tutte amministrate dal Pd.
In Abruzzo la sconfitta sembra scontata. La bufera delle cliniche con l’arresto di Del Turco sembra aver messo ko il centrosinistra. Mentre il centrodestra lancia l’ultima chiamata all’Udc, trovando nel partito di Casini orecchie attente, sul fronte opposto viene al pettine il nodo Di Pietro. I sondaggi non solo danno perdente il Pd, ma addirittura vedono, nella gara a due Pd-IdV, il partito giustizialista sopravanzare il partito di Veltroni. Questo accadrà fra un mese circa, e se sconfitta sarà, e con queste caratteristiche, sarà molto difficile per Veltroni evitare di essere indicato come il responsabile unico del disastro.
Facciamo l’ipotesi che la sconfitta sarà contenuta senza quel terribile sorpasso di Di Pietro, ci troveremmo comunque di fronte al voto europeo, che i sondaggi indicano come negativo, cioè inferiore al 30%, e alla tornata amministrativa in città decisive. Si voterà anche a Reggio Emilia, Bergamo e Padova, ma concentriamoci sulle prime tre che ho indicato, Bari, Bologna, Firenze. A Firenze la rissa interna per la successione a Leonardo Domenici, che lascia dopo il doppio mandato, favorisce il centrodestra. Tira aria brutta nella terra dei Medici per il Pd. A Bologna Guazzaloca può spegnere i sogni del centrosinistra, anche perché la gara per il post-Cofferati fa immaginare notti di lunghi coltelli fra il figlio di Andreatta, Paolo De Castro (dalemian-prodiano), il segretario regionale Caronna, la moglie di Prodi. A Bari la candidatura dell’uscente Michele Emiliano è certa ma il carnet dei successi del sindaco è molto scarso e il suo avversario di centrodestra, Simeone Di Cagno Abbrescia, è molto quotato.
Queste sono le pene future di Veltroni. Fra l’Abruzzo e Bologna si snoderà la sua Via Crucis prima di concludersi, probabilmente, senza resurrezione. Ma il tempo è tiranno con il segretario del Pd e lo può bruciare ancora più rapidamente. Non è solo Marco Follini ad aver dubbi sulla manifestazione del 25 ottobre. Molti pensano nel Pd che non vada fatta, lo stesso segretario ha parlato di rinuncia in caso di aggravamento della crisi (ma non è già gravissima?), sul Giornale di ieri un suo collaboratore, Enrico Morando, l’ha battezzata come una manifestazione di sostegno delle misure anti-crisi del governo. Sono molti i dirigenti di primo piano del Pd sconcertati di fronte alla nave senza timoniere o col timoniere che va di qua e di là contemporaneamente. Ecco perché la sconfitta di primavera-estate rischia di trasformarsi in una débâcle continua fino a mettere rapidamente in discussione la leadership dei democrats. Nell’immediato se ne avvantaggeranno Di Pietro e la sua rete giustizialista. Così la colpa più grave di Veltroni sarà di essere stato l’apprendista stregone che ha evocato una vera mostruosità politica.