La piazza di Peppone e Don Camillo spende un tesoro per rifarsi il look

Dopo trent'anni il set del film più amato dagli italiani cambia pavimentazione. Spesa prevista 198mila euro, più Iva e spese tecniche, ovvero più o meno 300mila euro. Rifondazione attacca il sindaco Vezzani (Pd): "Intervento inutile, basterebbe togliere pochi cubetti di porfido"

Reggio Emilia - «Sono cose che succedono solo in quel piccolo angolo di terra che dovrebbe essere grande come il mondo», parola di Giovannino Guareschi. Il primo maggio sono cominciati i festeggiamenti per il centenario della sua nascita, a Fontanelle, nel Parmense. Ha ambientato le sue facezie poco lontano, a Brescello, provincia di Reggio, in quella piazza Giacomo Matteotti che a settembre sarà rifatta. Spesa prevista 198mila euro, più Iva e spese tecniche, ovvero più o meno 300mila euro. Questo è stato il set più famoso d’Italia, reso celebre dalle pellicole sul sindaco rosso e il parroco che l’osteggiava, Gino Cervi vs Fernandel, Peppone-Don Camillo. Nel ’51 il primo ciak, 14 anni più tardi il quinto che fu l’ultimo perchè la produzione, del 1970, rimase incompiuta, con la malattia che avrebbe portato alla morte di Fernand Joseph Désiré Contandin, 68 anni. Serviranno due mesi per sistemare tutto, dal 1985 nessuno più toccava una piazza culto, allora furono levati soltanto gli alberelli che si notavano nei film del regista francese Julien Duvivier.

«È arrivato il momento di effettuare i lavori - dice il sindaco Giuseppe Vezzani (Pd), 40 anni -, su un posto visitato ogni stagione da 40mila turisti». Solo che Rifondazione gli fa la guerra e non per fiction. Il problema è il consigliere comunista Paolo Monica, spalleggiato da un brescellese molto combattivo, Luciano Conforti: «Intervento inutile, basterebbe togliere pochi cubetti di porfido». Vezzani secondo loro fa a rovescio: «Leviamo tutto e poi recuperiamo». «Soldi buttati - insistono -, che andrebbero spesi per una palazzina di edilizia popolare». Il primo cittadino ribatte prontamente: «Ne abbiamo già 65». Ha deciso tutto lui, il prossimo martedì dovrà persuadere il resto dei cittadini, nell’assemblea pubblica di sala Prampolini: nell’aria il sapore antico della zuffa paesana. Brescello adesso ha quasi 5400 abitanti, tre anni fa superò per la prima volta i 5mila, mentre nel ’94 erano solo 4200, sempre frazioni comprese.

«Tranquilli - aggiunge Vezzani -, a noi la piazza piace così, non ci saranno stravolgimenti. Leviamo un gradino di 15 centimetri che rappresenta una barriera architettonica e sistemiamo gli allacci per le feste». L’architetto Saverio Galvani, esperto di storia locale e archeologia, ha però suggerito di mettere quattro panchine vicino ai lampioni, tra le fioriere e le collonette che delimitano la piazza. La strada divide in due la piazza, da una parte la statua in botticino di Ercole II, dall’altra sarà collocata una rappresentazione in bronzo delle mura di Brescello nel ’500, opera di Terzo Terzi. Non si toccano, è chiaro, le statue di Peppone e Don Camillo, che di qui all’eternità continueranno a guardarsi in cagnesco. «Nessuno mi ha mai realmente contestato - conclude il novello Gino Cervi -, escluso per questi lavori. Colpa delle elezioni del 2009. Io voglio solo evitare che si rovini la piazza orgoglio di tutti».