Ma in piazza rimbombano pentole e tamburi

(...) Loro i Savoia a Genova non li volevano e per questo hanno soffiato dentro i fischietti che si erano appositamente portati con tutta la loro capacità polmonare e forse un tantino di più. Ma non solo fischi, per assordare piazza Fontane Marose e la zona intorno alla dimora del principe Pallavicino gli strumenti erano molteplici e anche estremamente ingegnosi. Lo avevano detto e lo hanno fatto: persino percussioni di pentole hanno contribuito a creare quel frastuono che ben si sentiva anche nei pressi del teatro Carlo Felice, nome che ahimè, loro non gradiscono. A protestare, infatti, erano soprattutto loro, gli esponenti del Mil, ossia il Movimento indipendista ligure, anche se c’erano anche esponenti della Lega Nord e privati cittadini. Avrebbe dovuto esserci anche una delegazione degli aderenti al movimento regionale monarchico «Stella e Corona» che dovevano protestare contro quel «cocktail» a cui non erano stati invitati, ma loro, se non a titolo personale, non si sono visti.
La protesta si è dimostrata da subito vivace e corretta, quando già poco dopo le sei, uno dei leader dei manifestanti, il professor Franco Bambi, dialogava con funzionari della polizia per cercare di avanzare di qualche metro verso il portone «reale». «Quando protesto io sono obbediente» afferma sorridendo Bambi, che con la sua Verve era riuscito a guadagnare metro per metro quella visibilità che rivendicavano. Ma con i minuti gli slogan si fanno incalzanti. Alle 18.50 arriva il presidente della Regione, Claudio Burlando, e i manifestanti partono prontantamente con cori da stadio: «Vai a lavorare» e qualche battuta («Quando si mangia gratis, Burlando è sempre presente»). «Con questa presenza tradisce la sua genovesità» ammonisce Edoardo Rixi, capogruppo della Lega Nord in Comune. E prosegue tuonando: «È grave che la Lega sia l’unico partito politico presente, evidentemente sempre meno persone credono davvero nei valori della Resistenza e soprattutto nella Repubblica». Pochi minuti dopo arriva anche il sindaco Pericu e via con i cori : «Vai nei carruggi» e chiare polemiche in merito all’ingente numero di forze dell’ordine. «Qui però ce li mandano i poliziotti», tuona una signora armata di tamburo e fischietto. Ma arriva finalmente il turno degli eredi di casa Savoia, e nel fracasso assordante gli esponenti della Lega danno il «la» allo slogan: «La vil razza di canaglie siete voi». Così infatti Vittorio Emanuele II aveva definito i genovesi nel 1849, rei di difendere la loro Repubblica .
Ma il malumore non diminuisce e i perchè dei manifestanti si fanno incalzanti. « Perchè nessuno si ricorda che loro sono responsabili del “saccheggio di Genova“ del 1849? Perchè gli accogliamo con tante onoreficenze? Perchè sono personalità illuminate o perchè sono eredi di un trono che non esiste più?».