Piazza San Marco, la dura vita delle hostess "strappa-panino"

Assolte dal Comune per difendere il degrado cittadino di Venezia. Nessuno le ascolta e in molti le offendono

Venezia - Gioia, 21 anni, è gentile e carina. Peccato per lei che sette giorni su sette (dalle 10 alle 16) venga puntualmente mandata «a quel paese» da migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo; risultato: in tema di parolacce internazionali Gioia si è fatta - suo malgrado - una gran cultura. Tutto «merito» del suo nuovo lavoro di «hostess addetta alla moralità» che, dal primo giugno al 30 settembre, le impone di andare da chi mangia seduto sui gradoni del porticato di San Marco, invitando i «paninari trasgressori» a consumare il pasto altrove. Idea geniale venuta all’assessore al Decoro, Augusto Salvadori, e accolta filosoficamente dal sindaco Cacciari.

Primo bilancio? A oltre due mesi dalla teorica entrata in vigore del divieto, i turisti in visita a Venezia continuano a rifocillarsi comodamente stravaccati dove meglio preferiscono, riconoscendo al regolamento gastronomico della coppia Salvadori-Cacciari la valenza che merita.

Intanto Gioia e le sei sue colleghe, assunte a mille euro al mese dall’azienda municipale Veste, proseguono a loro rischio e pericolo l’operazione moral suasion. Vale a dire, spiegare ai turisti ciò che neppure al Comando dei vigili urbani di Venezia hanno ben capito. In realtà un «decreto anti-panino» esiste, ma è scritto in maniera talmente burocratese da renderlo quasi incomprensibile. Tanto che migliaia di persone, ogni giorno, trasgrediscono proprio a pochi centimetri dal cartello che minaccia multe da «25 a 500 euro». Ecco il testo, diventato ormai una barzelletta: «In piazza San Marco, lungo i portici e le gradinate delle Procuratorie Nuove e nella loro prosecuzione per l’Area napoleonica e Libreria Sansoviniana, nella piazzetta dei Leoncini, lungo il porticato di Palazzo Ducale e San Marco e sul Molo è vietato sedersi e sostare per consumare cibi e bevande a esclusione delle aree in concessione ai Pubblici esercizi».

Esperimenti analoghi erano già stati tentati nelle principali città d’arte, fallendo sempre miseramente. E la stessa sorte toccherà anche nel caso di Venezia, tanto che i vigili urbani, sentirono puzza di bruciato, si sono ben guardati dall’accettare l’ingrato compito di togliere il panino dalle mani dei turisti. «Noi interveniamo solo nei casi estremi - spiegano i due vigili in servizio a Piazza San Marco -, a chiamarci sono le hostess con le ricetrasmittenti».

E quali sarebbero i «casi estremi»? A raccontarli sono le stesse hostess: «La settimana scorsa una di noi è stata aggredita fisicamente, a quel punto sono giunti i vigili... ». Ma se non si arriva «a quel punto», la polizia municipale fa finta di nulla. Esattamente lo stesso comportamento tenuto dalle forze dell’ordine dinanzi all’esercito di venditori abusivi che cinge d’assedio «il più bel salotto del mondo» come si legge sugli scontrini fiscali del mitico caffè Florian. Qualche mese fa il sindaco aveva assicurato che i vu’ cumprà avrebbero avuto un’area appositamente riservata per il loro commercio, ma non se n’è fatto nulla.

Ma qualche multa per «consumo abusivo di panino» è stata fatta o no? I vigili allargano le braccia: «Be’ sì, qualche contravvenzione c’è stata, ma erano casi limite... ». Cioè? «Una volta abbiamo pizzicato una famiglia che aveva organizzato una grigliata di carne sotto i portici, mentre un altro turista aveva pensato bene di cucinarsi una frittata su un fornellino da campo». Va poi sottolineato che solamente da una settimana in piazza San Marco sono apparsi i cartelli che indicano le aree «No Panino», in precedenza non c’erano neppure quelli e le povere hostess in più di un’occasione se la sono vista nera. Con l’inevitabile coda di scenette tragicomiche puntualmente raccontare dal cronista della Nuova Venezia, Giacomo Csua, che da quando è partita l’operazione «panino censurato» stazione ogni mattina, all’ora di pranzo, sotto i portici off limits di piazza San Marco: «In queste settimane ne ho viste di belle, come quando ho dovuto fare da interprete tra uno straniero e i vigili. Il turista non riusciva a capire perché fosse proibito mangiare un panino». Cosa che, ancora oggi, nessuno è riuscito a spiegargli.