Piazza Scala, rivoluzione delle luci per l’Aida

Sgarbi: «Immondi quei birilli sulla balconata. In arrivo la mummia di Narni». Il Comune vuole proiettare l’opera su Palazzo Marino

Sabrina Cottone

Le prime a debuttare, in attesa di Sant’Ambrogio, saranno le luci. E forse la cosiddetta mummia di Aida, i resti di una giovane nubiana contenuti in un sarcofago egizio conservato a Narni e attualmente in restauro a Torino. «Per la prima del 7 dicembre potrebbe fare il suo arrivo in città» annuncia l’assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, che ha anche ordinato l’immediata eliminazione dei quattro lampioni in stile inizio secolo che svettano dalla balconata.
I lampioni della piazza e l’illuminazione della facciata subiranno una vera e propria rivoluzione. L’Amsa è impegnata nell’attività di ripulitura della piazza. L’assessore al Decoro urbano, Maurizio Cadeo, ha dato incaricato all’architetto Filippo Panzera di eliminare «l’effetto neon» in tempo per la prima di Aida. Se i tecnici riusciranno a installare le attrezzature in tempo (è in corso una lotta contro il tempo), i milanesi potranno vedere immagini dell’interno della Scala riflettersi sulla facciata di Palazzo Marino, che diventerà una sorta di maxischermo che riflette i momenti salienti dell’opera.
Sgarbi ci mette del suo: «I lampioni sulla balconata sono birilli immondi. In tutte le vecchie incisioni e nei dipinti la facciata del Piermarini appare sgombra. Quei lampioni, che oltretutto non funzionano nemmeno perché la luce viene da sotto la balaustra, vanno tolti» taglia corto. Sulla copertina del catalogo del concerto di Daniel Barenboim del settembre scorso, come in una specie di anticipazione, i lampioni non c’erano. E secondo Sgarbi, anche se imitano l’illuminazione primi Novecento, «risalgono almeno al dopoguerra».
Via i vecchi lampioni, arriveranno nuove luci temporanee. Grandi proiettori, installati uno su un palo dell’Atm e un altro su un balcone di Banca Intesa, illumineranno il timpano. Sul terrazzo proiettori più piccoli lavoreranno a creare chiaroscuri tra le colonne, nel portico centrale e sul timpano. «Il nostro obiettivo - spiega l’architetto Panzera - è togliere le ombre e i contrasti di colore giallastro che si vedono adesso, per illuminare l’edificio grazie a una luce più chiara, calda e solare, che ricordi le vecchie lampade a incandescenza». Vi saranno poi giochi di luce, ma con cromatismi bianco su bianco.
L’Aem è stata mobilitata per sostituire le palle e le luci dei lampioni che decorano la piazza, nel tentativo di eliminare l’effetto lattiginoso e sostituirlo con una luce più chiara grazie a palle e lampadine trasparenti. La filosofia è esposta in un documento che fissa le linee guida dell’intervento: elogio e rispetto della penombra, che consenta la visione soffusa dell’insieme e dei particolari architettonici, dal timpano alle colonne ai capitelli; nessun eccesso di luci e suoni, nessuna intrusione tecnologica invasiva.
Sarà un’Aida da record, perché è la trecentosessantaseiesima rappresentazione, primato assoluto che non è il solo per l'opera di Verdi, che ha aperto la stagione per ben 8 volte. Imponenti anche i numeri dell’allestimento: per la scenografia sono serviti 7mila metri lineari di tubi di varie misure per l'impianto fisso, 1.200 kg di colla vinilica, 5 quintali di vetroresina, 40 metri cubi di legname e 20 metri cubi di polistirolo.
Da record anche gli addobbi floreali firmati da Anna Paghera. Un regale ventaglio di piume e l’oro sono i due leit motiv che decoreranno la sala del teatro. A ricordare la plissettatura delle tuniche dei dignitari egizi le foglie di Chamaerops Excelsa, mentre la monumentalità sarà evocata da importanti elementi decorativi alti quasi quattro metri: grandi vasi in foglia d’oro che orneranno i foyer.