Piazza del Suffragio 3 Dentro l'hotel dei clandestini

Stanze diroccate di 20 metri quadrati affittate a decine di irregolari. Ora partono le denunce. Siamo riusciti a penetrare nel fortino. Per osservare da vicino, anzi
da dentro, come si fa a vivere nel quartier generale dello spaccio e
della prostituzione

Siamo riusciti a penetrare nel fortino. Per osservare da vicino, anzi da dentro, come si fa a vivere nel quartier generale dello spaccio e della prostituzione. Proprio lo stabile venuto alla ribalta negli ultimi giorni, a Porta Vittoria, famoso perché si è arrivati al punto di dover arruolare agenti di vigilanza privata per cercar di mettere un po’ d’ordine: «Qui entra soltanto chi ha un regolare permesso di soggiorno. Favorisca i documenti». Risultato: in cinque giorni sono stati allontanati cinquecento irregolari. Nella maggior parte dei casi, abitavano in venti in una stanza. «Ma a turno, si alternavano quattro ore a notte», raccontano oggi gli «onesti». E infatti in alcuni appartamenti il pavimento non ha retto, è venuto giù come fosse di cartone. La macchina fotografica serve a documentare scene come questa. Poi altre. E altre ancora: ordinario degrado metropolitano all’indirizzo piazza Santa Maria del Suffragio, civico 3. La galleria dello squallore mostra impietosa la verità dei fatti, al di là delle discussioni e degli inviti a chiarire in questura.

Dunque, ricapitoliamo. In tutto fanno cinque piani, sei scale e tre appartamenti a pianerottolo. Classica conformazione «vecchia Milano», poi convertita in moderna casbah. Vedere per credere. Prendiamo un bilocale a caso. La porta si apre con una spinta, il corridoio è un percorso a ostacoli fatto di finestre divelte, brandelli di mobili, muri scrostati. In uno scatto, è evidente che fine ha fatto una cameretta. Materassi e brandine ammassati ovunque, valigie, sacchetti della spesa, indumenti lasciati in giro a casaccio, sporcizia. Tranne le pareti, quelle no, sono rimaste di un innocente rosa pastello. Passiamo in soggiorno, cucina a vista naturalmente. Così come si scorgono bene i piatti sporchi ancora sul tavolo, un disordine da campo rom, lasciati lì giusto di fianco alle scarpe. E in bagno mattoni a vista, vasca usata come ripostiglio, impronte lerce sulle pareti e non solo. Nessuno, dopotutto, ha pensato a fare le pulizie di primavera.

Gli abusivi se ne sono dovuti andare in fretta, i sacchi di roba sulle spalle, «accompagnati» dagli uomini della security. «È il primo passo», promette la nuova amministrazione ingaggiata dalla proprietà, insediata appena due mesi fa dopo che la precedente è scappata col malloppo. Sedicenti «tuttofare» (italianissimi, sì) che arrivavano a incassare 2.700 euro al mese dagli occupanti, così, cash e sulla fiducia, in cambio di un buco spacciato per casa. Perché c’erano pure stranieri, asiatici e nordafricani regolari, che in questa storia interpretano il ruolo dei truffati. E che ora bussano alle porte (quelle che rimangono in piedi) per chiedere aiuto, un tetto per i figli. Soprattutto per loro, ora che la musica in Porta Vittoria è cambiata, la società che gestisce l’immobile promette «di dar corso a tutte le opere di adeguamento e di messa in sicurezza dell’immobile», come recita il verbale dell’ultima riunione di condominio. Insolita, con i giornalisti e le telecamere fuori dallo studio a domandare i motivi di questo giro di vite fai-dai-te.

La risposta, indirettamente e quasi a sorpresa, si può trovare in un fax di solidarietà a firma del coordinamento lombardo di Nuovi italiani Partito immigrati: «In realtà si sta cercando di instaurare un minimo di legalità in un posto dove fino a poco tempo fa vi era un via vai di persone di dubbia identità. Non è giusto che nessun essere umano viva in condizioni poco dignitose e non è nemmeno giusto che i residenti debbano assistere ogni giorno a episodi di criminalità». Già, dimenticavamo che tutto questo accade a cinque minuti cinque da palazzo di Giustizia.