In piazza turandosi il naso: scettici a sinistra

Si allarga il fronte di chi diserterà il corteo del 25 e di chi ci sarà ma con molti distinguo. Veltroni sempre più debole. Cacciari guida i "disertori" del Nord Est. Cresce il malessere di molte amministrazioni

Roma - Anche se è abusato, mai come in questo caso, l’adagio morettiano è appropriato: «Mi si nota più se vado o se non vado?». Dipende. Il 25 ottobre, in piazza, c’è chi viene notato perché va, e chi invece risalta, perché non va. Così, se da una lato Walter Veltroni è riuscito ad accendere una luce mediatica sulla sua manifestazione, catalizzando l’attenzione dei giornali (sarà da Michele Santoro, probabilmente, questa settimana, come ospite principale), dall’altro la stessa manifestazione è diventato un barometro degli umori interni nel Pd, e il modo in cui si aderisce (o non lo si fa) si è trasformato in uno spazio di posizionamento interno.

Per dire: il primo ad aprire il problema del come andare in piazza, è stato, con una dirompente intervista a Laura Cesaretti, Enrico Morando, coordinatore del governo ombra. Proprio lui provava a correggere il tiro della manifestazione di protesta: «Sfileremo, ma non contro il governo». Apriti cielo. Dissociazioni, bacchettature, anche una presa posizione ufficiale del numero due Dario Franceschini per puntualizzare. Poi, subito si crea un nuovo partito trasversale, quello dei democratici «assenti». Ovvero: dirigenti, anche di primo piano, che ufficialmente e ufficiosamente hanno già detto: «Noi non ci saremo». Fra questi alcuni che disertarono già da questa estate la raccolta di firme che aveva lo stesso titolo. Ad esempio Antonio Bassolino, governatore della Campania, che è in rotta con Veltroni almeno dalla campagna elettorale. E poi la donna simbolo della provincia di Genova, Marta Vincenzi. E poi, spiegandolo su queste stesse pagine due giorni fa, Massimo Cacciari, che con il suo stile inconfondibile ha detto: «Ci sono errori strategici e tattici, io non ci sarò, la piazza la lascio ai demagoghi». In senso etimologico, precisa. Ma intanto così li chiama. E che dire di Filippo Penati? E che dire di Marco Follini? «A lui la piazza non piace per motivi di incompatibilità di temperamento. E infatti, ad Affari Italiani ha detto: «Ho invitato il mio partito a pensarci meglio e nel frattempo ci penso anch’io». Probabile assente, dunque, sia pure con un po’ di thrilling. Ci sono giornali, come il Gazzettino che hanno persino monitorato gli amministratori del Nord Est. Scoprendo, per esempio, che il presidente della provincia di Belluno, Sergio Reolon, non parteciperà: «Ho un ruolo istituzionale - dice - quindi non posso aderire a una manifestazione di partito che ha al centro la critica, legittima e condivisa al governo». Fra gli incerti, poi, c’è anche il sindaco di Padova Flavio Zanonato. Ecco quindi, che unita a quella di Cacciari, questa mappatura di alcune importanti diserzioni ci restituiscono uno spaccato di malessere del partito al nord.

Ma un’altra corrente di scetticismo, è quella dell’area riformista. Che politicamente si raccoglie introno a Morando. Ma che ha il suo cuore nel quotidiano arancione, Il Riformista. Tutto raccolto intorno alla posizione di Antonio Polito. E volendo passare dai «postdalemiani» ai «post-prodiani», ecco che sul Corriere della Sera di ieri, la arguta (ma sorprendente) lettera di Silvio Sircana, che spiega di avere molto mal di pancia, di essere incavolato assai per la liquidazione del governo di centrosinistra e della sua eredità, ma che conclude con una sorta di fioretto: «A costo di non fare notizia ritengo che sia giusto e doveroso, oggi più che mai alla vigilia della manifestazione del 25, di tenere per me (i pochi) motivi di dissenso nei confronti di Walter Veltroni, e ricominciare a lavorare ai tanti punti di sintonia».
Un mago della comunicazione, Sircana: perché sul Correre i «pochi» motivi di dissenso occupano novanta righe e il titolo (Pd Desolante) e la mozione d’ordine quattro righe (!).

«Alla fine - come dice Andrea Romano su Il Riformista con sarcasmo iconoclasta - sembra una processione mistica intorno al corpo del Partito democratico». Qualcosa di mistico ci deve essere davvero, se i pubblicitari incaricati dal Pd, come sa chi ha letto il gustoso articolo di Pennacchi, hanno usato come foto ufficiale una folla di fedeli a San Pietro.

Sì, c’è qualcosa di mistico, e infatti sul foglio arancione, a dire il vero, c’è una vera a propria apoteosi «ottobrista». A partire dalla vignetta di Carli (grande rubrica, Carli’s way) con foto di Veltroni e giochino di parole: «Jack Folla». E proseguendo con il fondo che si spinge a chiedere, per restare in tema, un vero e proprio atto di fede. Quale? Scendere in piazza con il Pd, «perché si rischia che il Pd non ce la faccia a sopravvivere». Ma siamo sicuri che l’appello di Polito sia così affettuoso? Scorrendo la sua caustica analisi, sul fatto che «sparare sul Pd sia diventato uno sport nazionale» non si viene propriamente travolti dall’entusiasmo. Appunto.