Piazze e statue, la memoria di Wojtyla

In Francia si litiga per la toponomastica dedicata al Pontefice polacco, ma in Italia come lo si ricorda?

Andrea Tornielli

In Francia divampa la polemica, innescata dalla sinistra radicale, per la decisione del sindaco di Parigi di dedicare alla memoria di Giovanni Paolo II una piazzetta davanti alla basilica di Notre Dame. E l’Italia? Nel Belpaese non si può certo dire che la memoria dello scomparso Pontefice non sia stata onorata dalle autorità locali, talvolta per iniziativa delle amministrazioni comunali, spesso su richiesta di gruppi di cittadini. Così da Nord a Sud, nei grandi e nei piccoli centri, si sono moltiplicate le piazze (di vie al momento non ne risultano) dedicate a Karol Wojtyla. Sono state anche inaugurate statue e c’è chi raccoglie fondi per realizzare un mega-santuario in vista della beatificazione, che i fedeli ritengono vicina.
Va detto che quello per Giovanni Paolo II è stato un culto in qualche modo incominciato mentre il protagonista era ancora in vita. Piazze, locali, fondazioni sono state intitolate con il suo nome mentre era ancora felicemente regnante (la stessa nuova aula per le conferenze della Sala Stampa vaticana porta il nome del Pontefice da dodici anni) e se qualcuno gli ha dedicato statue in occasione del XXV anniversario di pontificato – com’è accaduto nel monastero di Boville Ernica, in provincia di Frosinone, dov’è stata sistemata una grande effigie wojtyliana intitolata «l’ostinato di Dio» e firmata da Stefano Pierotti – ci sono stati casi in cui lo stesso Giovanni Paolo II si è trovato ad inaugurare le proprie statue: è avvenuto ad esempio a Lecce nel 1994 e a Salerno nel '99. Così come qualche piazza gli è stata dedicata già all’inizio del pontificato, in seguito a uno dei suoi numerosi pellegrinaggi in giro per l’Italia, com’è avvenuto a Termoli nel marzo 1983.
Ma non c’è dubbio che la stragrande maggioranza delle dediche è avvenuta dopo la morte di Wojtyla, nelle settimane immediatamente successive al grande evento dei funerali. Tra i più veloci il Comune di Chiavari, in Liguria, che già dall’8 aprile 2005, sei giorni dopo la scomparsa del Pontefice, ha cambiato nome alla piazza dell’Umanità chiamandola piazza Giovanni Paolo II, dato che proprio qui, nel 1998, il Papa aveva presieduto una cerimonia davanti a una folla di centomila persone. Una piazza con lo stesso nome esiste a Lecco, un’altra a Cesena dove dal maggio scorso ha preso il posto di piazza Pia, mentre a Settimo Milanese, in occasione del primo anniversario della morte, le quattro parrocchie hanno promosso una raccolta di firme per intitolare una via o una piazza a Wojtyla. Decisione presa anche per una piazza di Roncaglie, frazione del comune padovano di Ponte San Niccolò, mentre a Chiampo, in provincia di Vicenza, il 2 aprile scorso è stata inaugurata una statua in marmo di Giovanni Paolo II benedicente.
Anche il centro Italia si è dato da fare: piazze Giovanni Paolo II sono state inaugurate a Pontedera (Pisa), Lanciano (Chieti), Fabriano e Senigallia (Ancona), Greccio (Rieti). A Pennabilli, sede della curia di San Marino e Montefeltro, la piazza ha il nome del Pontefice e il vescovo ha dato vita a una fondazione dedicata al magistero di Giovanni Paolo II. A Latina, invece della piazza, è stata dedicata al Papa polacco una scuola. Il sud primeggia, con le piazze di Monterotondo (anche se nei manifesti la piazza Giovanni Paolo II viene ancora accompagnata dalla dicitura «già piazza Duomo», nel caso qualcuno si confondesse), Ogliastra Marina e Castellabate (Salerno), Diamante (Cosenza), San Vito dei Normanni (Brindisi), Matino e Spongano (Lecce), Delia (Caltanissetta), Acquedolci (Messina). L’amministrazione comunale di questo paese del Messinese ha annunciato la decisione pochi giorni dopo la scomparsa di Wojtyla motivando così la decisione: «La centrale piazza (ex rifornimento Ip) sarà intitolata all’amato Papa Giovanni Paolo II con questa motivazione principale: in questa piazza si riuniscono i giovani di Acquedolci e Giovanni Paolo II era il Papa dei giovani».
A Corato (Bari), diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie (dove già è stata dedicata una «sala della comunità» a Giovanni Paolo II), sta per essere inaugurata agli inizi di ottobre una grande statua. Mentre a Bassano Romano, nel Viterbese, si lavora al progetto di un santuario dedicato a Wojtyla che dovrebbe sorgere sui terreni del monastero benedettino di San Vicenzo Martire. L’iniziativa, è particolarmente costosa e per questo la fondazione (email: info@jp2f.org) raccoglie fondi anche online.
Ci sono stati casi in cui l’inaugurazione è avvenuta in campagna elettorale, com’è accaduto a Corigliano, in Calabria, il 22 marzo scorso, dove è toccato al dalemiano Marco Minniti scoprire la lapide con il nuovo nome della piazza, mentre è andata peggio a Daniele Imola, sindaco diessino di Riccione, che nell’ottobre 2005 aveva proposto di cambiare piazza dell’Unità in piazza Giovanni Paolo II. Apriti cielo! I compagni di partito sono insorti, e anche se Imola ha definito «irrazionale e ideologico» l’atteggiamento dei colleghi, la piazza è rimasta con l’antico nome, peraltro legato all’unità d’Italia e non all’omonimo giornale di partito.
Vita dura anche per il sindaco della Capitale, Walter Veltroni, che all’indomani della morte del vescovo di Roma Karol Wojtyla ha annunciato di volergli dedicare la stazione Termini. La reazione è stata massiccia: alcune associazioni laiche (tra i firmatari anche Franco Grillini e il vignettista Sergio Staino) hanno gridato allo scandalo definendo la decisione frutto «di un crescendo di delirio idolatrico», presa «sull’onda di un servilismo e di un’eccitazione mediatica e politica senza precedenti» che «smarrisce ogni memoria del carattere laico delle istituzioni». La soluzione? Veltroni è intervenuto dicendo che non aveva mai pensato di cambiar dicitura alla stazione Termini, ma soltanto di aggiungere il nome di Giovanni Paolo II.
La palma dell’originalità va però al comune salernitano di Giffoni Sei Casali, che ha pensato bene di intitolare una piazza a «Giovanni Paolo II il Grande», differenziandosi così dal resto degli altri comuni. In due casi, la statua o la piazza wojtyliana hanno «preso possesso», per così dire, di storiche roccaforti dedicate ad altri papi o ad altri santi: a Sotto il Monte, il paese bergamasco che ha dato i natali a Giovanni XXIII, c’è una piazza Giovanni Paolo II (qui Wojtyla celebrò una messa nel 1981), mentre una statua del Papa polacco è stata da poco inaugurata a San Giovanni Rotondo, dove si venera san Padre Pio. Infine, già dal maggio 2005, alla memoria di Wojtyla è dedicata anche una cima del Gran Sasso, mentre è dello scorso giugno l’iniziativa di alcuni escursionisti dell’associazione «Mons in fide» di Camposanto (Modena) che hanno piantato sul monte Rondinaio una croce di castagno alta tre metri con le parole di Wojtyla «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo». «Non si può certo dire che la memoria del Pontefice non sia stata mantenuta viva in Italia – commenta Matteo Spicuglia, responsabile del sito di giovani cattolici www.korazym.org – l’importante è che il ricordo non diventi strumentale».