Picchiare la moglie islamica? In Germania non è un reato

Berlino - C'è un brutto e scandaloso proverbio cinese che dice: quando torni a casa picchia tua moglie anche se non sai perché, lei lo sa. Nel mondo musulmano, o almeno nella parte più arretrata del mondo musulmano, non si arriva a tanto però l'abitudine dei mariti di picchiare le mogli non solo è largamente diffusa ma è addirittura considerata un metodo educativo che il coniuge ha il diritto di praticare e che addirittura troverebbe qualche fondamento nelle sure coraniche. E fin qui nulla di nuovo. Ciò che è nuovo e amaramente sorprendente, invece, è che nella civilissima Germania un giudice trovi perfettamente normale, e quindi non un reato, il ricorso alle botte se a picchiare è un marito musulmano e a subire è una moglie appartenente alla stessa religione e proveniente dallo stesso ambiente culturale.

È avvenuto a Francoforte dove una donna marocchina di 26 anni, ma con passaporto tedesco, si era rivolta al tribunale per accelerare le pratiche di divorzio. La legge tedesca prevede che debba passare un anno tra la richiesta e la sentenza che scioglie il vincolo matrimoniale. Durante l'anno di attesa il marito, anche lui marocchino, continuava a visitare la moglie e per convincerla a ritirare la richiesta di divorzio non esitava a ricorrere alle maniere forti. Per sottrarsi all’inferno delle violenze fisiche e dell'attesa, la povera donna chiese al giudice di emettere subito la sentenza di divorzio. Richiesta respinta. E perché? Perché il giudice, che tra l'altro è una donna, ha ritenuto che le botte, se inflitte da un marito musulmano alla moglie musulmana, non possono essere considerate violenze insopportabili poiché i due coniugi appartengono ad una religione e ad una cultura che riconoscono agli uomini il diritto di imporre la propria volontà anche ricorrendo a punizioni corporali.

Insomma le botte, secondo il giudice, sono inaccettabili tra coniugi che non sono di religione islamica ma se a subire i maltrattamenti è una donna musulmana deve rassegnarsi e starsene zitta perché così si fa dalle sue parti. L'unica consolazione per le donne musulmane che lottano per i loro diritti è che il giudice che ha emesso la sentenza sia stato ricusato su istanza dell'avvocato della donna marocchina. Verrà quindi ridiscussa la richiesta di accelerare il divorzio dal marito manesco. Ma intanto il fatto suscita polemiche e proteste. Wolfgang Bosbach, numero due del gruppo parlamentare della Cdu (il partito di Angela Merkel), si è detto preoccupato delle tendenza di certi settori della magistratura ad emettere sentenze che tengano conto di caratteristiche religiose e culturali incompatibili con le norme tedesche.
Per Ekin Deligoz, deputata Verde di origine turca, la sentenza di Francoforte è uno schiaffo per tutte le donne, musulmane e non musulmane.