Picchiarono automobilista, vigili condannati per danno d'immagine al Comune

Gli agenti della polizia locale di Monza accusati di abuso di potere. La corte dei conti: «Così viene meno la fiducia nell'amministrazione pubblica».

Nell'aprile 2004 due vigili di Monza avrebbero abusato dei loro poteri nell'ambito di un'operazione di controllo in strada pestando un automobilista e redigendo una falsa denuncia a suo carico. Ora, dopo la sentenza penale di condanna in primo grado per i reati di lesioni e falso, sono stati condannati anche dalla Corte dei conti per il danno di immagine provocato al Comune. Secondo i giudici contabili, nonostante la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, «la vicenda giudiziaria penale ha leso l'immagine della pubblica amministrazione determinando - nella percezione dei cittadini e degli stessi dipendenti pubblici - il venir meno della fiducia nell'amministrazione pubblica». All'origine del procedimento contabile, dunque, il processo penale che in primo grado si è concluso con la condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione di un agente e a un anno e 9 mesi di un commissario aggiunto. Secondo il tribunale di Monza il 22 aprile 2004, dopo aver pestato l'automobilista provocandogli lievi lesioni, i vigili avrebbero redatto una falsa notizia di reato, sostenendo che l'uomo si era rimesso in moto, colpendone uno al ginocchio destro con il paraurti. Quindi, secondo la loro versione, dopo aver scoperto di essere stato denunciato, l'automobilista si sarebbe rotto da solo il naso, sbattendolo contro una scrivania del comando di polizia e dichiarando: «Allora mi volete rovinare, e io adesso rovino voi». Un comportamento, bollato dai giudici penali come una «vendetta privata consumata oltre ogni limite della legalità e senza il rispetto né per le leggi che gli stessi pubblici ufficiali avrebbero dovuto far rispettare, né per la persona (l'automobilista ndr), che pur avendo commesso degli errori, aveva comunque diritto a un trattamento equo e umano e non a un pestaggio indegno». Pesante anche il giudizio della Corte dei conti, che nella sentenza parla di «abuso di potere inerente alla pubblica funzione svolta dai due agenti della polizia locale, in violazione delle forme previste e delle garanzie di legge culminate nell'aggressione fisica e verbale della persona del privato cittadino» e di una «condotta lesiva del prestigio e dell'immagine dell'amministrazione di appartenenza» perché non solo pregiudica «la naturale fiducia che il privato cittadino ha in quelle istituzioni (forze dell'ordine) che esistono proprio per garantire la sua sicurezza e la sua tranquillità», ma anzi genera «diffidenza e paura». La decisione, infine, condanna i due vigili a risarcire il Comune con una somma pari a tre mensilità del loro stipendio (5.101,35 euro per l'agente, 4.546,05 per il commissario) come richiesto dalla Procura, anche se il collegio sottolinea di ritenere «assai superiore l'entità del danno di immagine subito dal Comune».