Picchiata e stuprata: presi due albanesi

Uno è minorenne. La vittima, una siciliana di 36 anni, l’aveva conosciuto su un treno e aveva accettato un invito a cena

Enrico Lagattolla

Ingannata, attirata in una trappola, violentata. L’incubo di una donna di 36 anni, di origini siciliane e residente a Parma, che si consuma nel giro di pochi giorni. Un viaggio in treno col proprio carnefice, un invito a trascorrere una serata in compagnia. Poi, l’abuso.
Una storia che inizia ai primi di agosto, e che la questura di Parma - per portare a termine le indagini - ha tenuto nascosta per quattro giorni. Tutto comincia su un treno diretto al capoluogo emiliano. E. B., 17 anni da Lushnja - in Albania -, che in Italia fa l’imbianchino ed è incensurato, incontra la sua vittima. Stessa carrozza, stesso scompartimento. Cominciano a parlare, lui ha modi gentili, racconta di essere maggiorenne. Sembra un ragazzo a posto, tanto che la donna accetta di dargli il numero del cellulare.
Passa qualche giorno, E. B. la chiama e la invita nel suo appartamento nel centro di Parma. È l’8 agosto. La donna - forse per sentirsi più sicura - chiede a un’amica di accompagnarla, e insieme raggiungono la casa del giovane. Ad aspettarle, però, c’è anche Arlind Qorri detto «Lindi», amico di E. B., anche lui albanese, 21 anni e clandestino. Le due donne non si aspettavano la sua presenza, ma la serata scorre piacevole, nessuna apprensione e nessun sospetto. Così l’amica, tranquillizzata, lascia l’abitazione. È mezzanotte. «Devo andare in stazione a prendere il mio fidanzato - le dice -. Lo porto a casa e torno a prenderti». Questione di poco tempo. Quanto basta.
Torna nella casa di E. B., e scopre che la donna è stata picchiata e violentata. Racconta, la vittima, che dopo essere rimasta sola, i due albanesi l’hanno portata a forza in camera da letto, e a turno hanno abusato di lei. Immediatamente viene dato l’allarme, le volanti arrivano sul posto, ma dei due albanesi non c’è già più traccia. Spariti.
Partono le indagini, e nel giro di due giorni i responsabili vengono rintracciati e arrestati. Il primo, Qorri, viene individuato in Toscana il giorno successivo allo stupro, fermato dagli uomini della squadra mobile di Pisa e del commissariato di Pontedera nella stazione di San Miniato. Stava tentando la fuga. Per il secondo è questione di ore. All’alba del 10 agosto, gli agenti della mobile di Ravenna lo trovano a casa di alcuni familiari, in compagnia di un amico. Viene immediatamente trasferito nel carcere minorile del Pratello, a Bologna.
In poco più di quarantotto ore, dunque, i due carnefici sono stati catturati. I giudici per le indagini preliminari dovranno ora decidere se convalidare i fermi, e disporre la custodia cautelare in carcere per «Lindi» ed E. B., accusati del reato di violenza sessuale.
«Ci stava», è l’improbabile difesa dei due albanesi. I segni dell’abuso presenti sul corpo della donna contraddicono la loro versione. Ferite e lividi su braccia, gambe e volto. Tanto gravi che non potranno guarire prima di sessanta giorni.