«Picchiate e segregate dai mariti arabi Vi racconto l’inferno delle italiane»

Dounia Ettaib: «Molti si comportano peggio qui che nei loro Paesi. E alcuni imam li giustificano»

È ancora sotto scorta Dounia Ettaib, dopo essere stata minacciata da due arabi un anno fa a Milano per la sua battaglia contro le violenze alle donne. Eppure, oltre all’impegno in Acmid, l’associazione donne marocchine, ora ha contribuito a fondare l’associazione Dari, Donne arabe residenti in Italia, di cui è presidente: «La paura c’è ma ogni volta che ho qualche esitazione arriva una chiamata sempre più disperata. Sempre più spesso da donne italiane».
Italiane?
«Sì, il loro numero ha superato persino quello delle donne arabe».
Perché un’italiana dovrebbe rivolgersi a un’associazione che per vocazione parla alle donne arabe vittime di violenza?
«Perché coi matrimoni misti anche loro stanno sperimentando sulla propria pelle abusi di ogni genere».
Sono donne sposate con arabi?
«Sì, sono tutte sposate con maghrebini. Qualcuna ha cominciato ad avvicinarmi timidamente alla fine dei convegni e degli incontri pubblici. Ora sono sempre più numerose».
Che succede nei loro matrimoni?
«Spesso sono vittime di violenze. A questo si aggiungono altre paure. La prima è che il marito sia poligamo. La seconda è che voglia portarsi via i figli e tornare dalle altre mogli in Africa».
Davvero il fenomeno della poligamia è così diffuso?
«Vuole un episodio? C’è una signora italiana che è andata in vacanza in Egitto e che ha dovuto sopportare l’umiliazione dei familiari del marito: portavano in casa parenti e vicini che venivano a proporre le loro figlie in spose».
Ma gli abusi sono un’altra cosa.
«C’è un’altra donna italiana sposata con un arabo che ha subìto dal marito violenze inaudite per aver detto no al ricongiungimento familiare col fratello di lui».
Solo per questo?
«Lei ha detto al marito: viviamo in 40 metri quadrati, solo del mio stipendio, perché tu sei precario. Non abbiamo spazio in casa. E lui ha cominciato a picchiarla. E coi figli le cose si complicano ancora di più. Molte di queste donne vivono col terrore che i bimbi vengano sottratti».
Com’è possibile che non ci si accorga di questi problemi prima del matrimonio?
«Perché spesso il richiamo alla tradizione arriva dopo. Molti uomini arabi vogliono dimostrare alla comunità di non aver tradito le proprie abitudini. E si comportano persino peggio che nei loro Paesi».
Che si può fare?
«Intanto fare in modo che non si sentano sole, convincerle che non è colpa loro. Avvertirle che i consigli di alcuni imam - che chiedono loro di avere pazienza e a volte riferiscono ai mariti degli sfoghi - non vanno ascoltati. E infine fare in modo che prima del matrimonio possano sapere se il loro futuro compagno ha precedenti penali. Spesso lo scoprono dopo gli abusi».