Picchiati e lasciati senza cibo nella casa di riposo «lager»

Schiaffi, pugni, gomitate e strattoni ai danni di anziani non autosufficienti e incapaci di difendersi. Una casa di riposo che, invece che rappresentare un luogo di serenità e pace, si era trasformata in un inferno di violenza. È accaduto a Sanremo dove la Guardia di Finanza, dopo più di tre mesi di intercettazioni audio e video, ha fatto scattare all'alba di ieri un blitz che ha portato a sette ordinanze di custodia cautelare. Le immagini registrate dalle fiamme gialle all'interno dei locali della casa di Riposo «Fondazione G. Borea e Massa», mostrano pazienti legati, picchiati e insultati. In una sequenza addirittura si vede un infermiere che, passando in un corridoio, si avvicina ad un'anziana in carrozzella e, senza alcun motivo apparente, la colpisce con una gomitata alla tempia. L'operazione, denominata «Acheronte» e coordinata dal Pubblico Ministero Maria Paola Marrali, è partita dalla segnalazione di alcuni parenti degli ospiti che si erano insospettiti dopo aver riscontrato lividi e ferite sui corpi dei propri cari. Segni che il personale interno giustificava riconducendoli a cadute accidentali. «Si è trattato di gravissimi maltrattamenti sia di ordine fisico sia psicologico, in maniera abituale e reiterata, a persone già deboli per l'età e per lo stato di non autosufficienza» ha spiegato il capitano Arianna Rovetto della Guardia di Finanza di Sanremo.
A seguito del blitz sono così state arrestate le infermiere Cristina Ciobanu e Elzbieta Ribakowska, e gli operatori socio assistenziali Ihor «Igor» Telpov, Silvano Fagian, Daniele Raschellà e Assunta «Silvana» Mecca. L'accusa è quella di maltrattamenti, con l'aggravante che la vittima è una persona a loro affidata per cure e che non era in grado di difendersi. Un reato che prevede una pena da uno a cinque anni di reclusione. Tra le persone ristrette agli arresti domiciliari anche la presidentessa della Casa di Riposo Rosalba Nasi, 58 anni, molto nota anche per essere la moglie del senatore del Pdl Gabriele Boscetto, accusata di non essere intervenuta nonostante fosse venuta a conoscenza delle violenze. «La sua responsabilità è quella di non aver adottato provvedimenti volti ad impedire questi episodi pur essendone a conoscenza» ha detto il comandante Rovetto. In totale sono state segnalate all'Autorità Giudiziaria, a vario titolo, sedici persone. A supporto delle accuse le fiamme gialle hanno registrato 155 mila conversazioni, ambientali e telefoniche, e più di 9 mila ore di filmati video. «L'arco di indagine è stato limitato, per la necessità di intervenire in fretta per porre fine a questa situazione – ha detto il Procuratore Capo Roberto Cavallone – C’era infatti il concreto rischio che questi comportamenti potessero comportare conseguenze letali ad alcuni dei ricoverati. Si tratta inoltre di persone non in grado di difendersi, e proprio per questo è stata contestata l'aggravante della minorata difesa». Del caso è stato interessato anche il Nucleo Antisofisticazione dei carabinieri di Genova, che dovranno accertare eventuali carenze igieniche e la presenza di presidi sanitari scaduti. La lente degli inquirenti è ora puntata anche sulla morte di due ospiti, avvenuta negli scorsi anni, che se fossero riconducibili a maltrattamenti sarebbero punibili con una pena fino a 20 anni di carcere. Si tratta di due donne. Una morì in seguito ad un ictus dopo un ricovero in ospedale dovuto a gravi ferite alla testa. L’altra è deceduta dopo aver ingerito una massiccia dose di farmaci. «Oggi - ha affermato il sostituto procuratore Maria Paola Marrali, titolare delle indagini - non è facile stabilire se le vittime fossero già in condizioni fisiche pregiudicate, o se invece vi possa essere qualche nesso di causalità». Ma la magistratura intende approfondire i due episodi.