Piccirillo, pugni contro la Vipera

La via americana dei pugili italiani è sempre stata piena di sofferenze e di sconfitte, soprattutto nei match mondiali. Cominciò Oddone Piazza, nel 1932, contro Gorilla Jones. Oddone era un peso medio veneto trapiantato a Milano, poi negli Usa: aveva coraggio e pugni precisi, ma quella notte si sentì un sacco vuoto e un pugile inerme davanti a quell’altro, gorilla anche nel fisico. L’assalto al mondiale (il primo in assoluto di un italiano) fallì in sei riprese. Medi e medi junior sono stati i pugili che la boxe italiana ha esportato con più continuità a caccia di un campionato del mondo: 10 nei medi (Mitri, Benvenuti, Antuofermo, Kalambay, Cardamone, oltre a Piazza), 7 nei medi junior.
Stanotte l’ottavo: Michele Piccirillo s’infilerà sul quadrato del Foxwood casinò, sala del bingo sorta nella riserva indiana dei Mashantucket Pequot, e se la vedrà con il suo «Gorilla» che si chiama Vernon Forrest, attempato quanto lui (37 anni il nostro, 36 l’altro), soprannominato la «Vipera», con un curriculum di valore (39 vittorie, 28 per ko, 2 sconfitte), avendo battuto pugili di primo piano e perso solo due volte contro lo stesso uomo: Riccardo Mayorga, che due anni fa spedì tre volte Piccirillo al tappeto prima di vincere ai punti. Sarà in palio la corona Wbc dei medi junior (diretta stamane alle 4 su Sportitalia, replica domani alle 14,30). Forrest, negli ultimi incontri, ha dato la sensazione di esser tornato pugile d’élite, nonostante tre operazioni chirurgiche. Piccirillo si è dovuto strizzare per smaltire un chilo e mezzo in una settimana e non avrà dimenticato la sconfitta subita dall’americano da dilettante. Entrambi conoscono il meglio della boxe. Forrest sembra nato per vincere, Piccirillo per soffrire.