Picco all0 Smeraldo: «Suono al buio per illuminare i sensi»

Il pianista e compositore Cesare Picco è protagonista stasera al Teatro Ventaglio Smeraldo di una prima assoluta in solo di singolare importanza. L'appuntamento è per le 20.45. Il pubblico è pregato di rispettare l'orario e spieghiamo subito perché. Il concerto si chiama «Blind Date», un bel gioco di parole per dire - soprattutto - che la performance viene eseguita nel buio assoluto, per cui gli spettatori dovranno «ascoltare la musica con altri occhi». E' prevista una durata di 45 minuti. L'inizio avviene con la sala normalmente illuminata: le luci però si spengono lentamente finché, dopo otto minuti, il buio diventa totale. Otto minuti prima della fine, la luce in sala risale con uguale lentezza. Naturalmente, durante il buio, ci saranno regìe e telecamere a raggi infrarossi per la sicurezza del pubblico. Per chi non lo sapesse, giova ricordare che Picco sfugge a qualsiasi definizione. Lo testimoniano in abbondanza i suoi dischi e i suoi concerti, gli uni e gli altri, com'è noto, assai numerosi. Non è un musicista di jazz, non è né classico né contemporaneo (sono parole sue): è semplicemente ciò che suona e come lo suona, sebbene l'eco del jazz, a parere di chi scrive, si avverta piacevolmente. E' un improvvisatore, ecco; e questa, a ben guardare, è una non-definizione. Anche il «Blind Date» è improvvisato, si capisce, oltre che senza soluzione di continuità. E un «Blind Date» è contenuto anche nell'ultimo album in solo di Picco, un doppio fresco di stampa per Edel del quale costituisce il secondo cd, mentre il primo contiene quattordici songs, tutte firmate da lui salvo una. L'improvvisazione al Teatro Smeraldo sarà, è superfluo dirlo, del tutto diversa, eccettuata l’analoga durata. E' naturale chiedergli come mai gli sia venuta l'idea di un concerto al buio, che forse non ha nemmeno precedenti. Risponde ridendo che lo fa per vederci meglio, ma subito precisa che in questo modo - che significa annullare il senso della vista, l'immagine che l'autore-esecutore ha del luogo e del pubblico, e l'immagine che il pubblico ha di lui - l'azione mette al centro di tutto soltanto la musica. «In questo caso scriva Musica con la “M“ maiuscola», raccomanda. E aggiunge che il buio totale non è la semplice assenza di luce sul palcoscenico e in platea. Diventa buio ancestrale, quello che smuove antiche paure e sensi nuovi. Vengono anche in mente i nomi di illustri pianisti ciechi. Per tacere dei classici, basti citare nel jazz Art Tatum e Lennie Tristano. Tristano, prima di cominciare il concerto, saggiava un tasto per capire esattamente in quale posizione egli fosse rispetto al pianoforte. Picco sembra aver scelto, di sua volontà, di trovarsi in una situazione simile. Ma lui ribatte subito: «No, non è affatto la stessa cosa. Loro si sono costruiti un approccio fisico a causa di un handicap, io invece rinuncio alla mia memoria di trent'anni di vita al pianoforte. Un fatto spirituale, dunque».