A picco il Pil Usa, ma Wall Street resiste

Nel quarto trimestre -6,2%. È il peggior risultato dal 1982, provocato dalla discesa di consumi ed
esportazioni. Mini-crescita nel 2008 (+1,1%) A New York il Dow Jones
limita i danni (-1,6%). Male invece le Borse europee (-2,4% Milano).
Bancari ancora travolti

Mai così male dal 1982, quando la reaganomics doveva ancora dispiegare i propri effetti benefici sull’economia: alle prese con una crisi tentacolare capace di invadere tutti i gangli vitali della nazione, l’America inciampa nel quarto trimestre 2008 in un terrificante -6,2% del Pil, una contrazione così marcata da dare la misura di quale sforzo dovrà produrre l’amministrazione Obama per ridare fiato alla ripresa.
Più che di una semplice revisione al ribasso della stima preliminare (un -3,8% accolto con scetticismo dagli economisti), il dato diffuso ieri dal dipartimento al Commercio Usa conferma il rapido deterioramento congiunturale, peraltro già avvertito dalle trimestrali, avvenuto nella parte finale dell’anno. Un periodo drammatico in cui la caduta dei consumi privati (-4,3%) si è saldata con la contrazione delle scorte aziendali (-19,9 miliardi di dollari) e con il venir meno di uno dei capitoli di conforto nei mesi scorsi per la zoppicante Corporate America: le esportazioni (-23,6%).
La picchiata di ottobre-dicembre è costata agli Stati Uniti una crescita misera (per gli standard Usa) dell’1,1% lo scorso anno (+2% nel 2007), ma addirittura confortante considerate le fosche prospettive per il 2009 e i dubbi e le paure che continuano a circondare i piani di rilancio del settore finanziario e quelli di sostegno alle indebitatissime famiglie. Wall Street, però, ha retto archiviando la seduta con il Dow Jones in calo dell’1,6% e il Nasdaq dello 0,98%, nonostante il tiro al bersaglio sull’intero settore finanziario innescato dalla parziale nazionalizzazione di Citigroup. Meglio insomma delle Borse europee, preda di un altro loop depressivo che ha finito per scavare gli indici, con flessioni comprese tra l’1,54% di Parigi e il 2,5% di Francoforte (-2,44% Milano). Puntuale, si è riproposto il solito copione affossa-banche (Stoxx di settore -5,1%) che non ha risparmiato le assicurazioni (-5,1%) e le auto (-3,5%). I listini del Vecchio continente rischiano d’altra parte lo strabismo: da un lato non devono perdere di vista quanto accade negli Stati Uniti, dall’altro devono tenere d’occhio la precaria situazione dei Paesi dell’Est Europa. Su questo fronte è però arrivata ieri una buona notizia: Bers, Bei e Banca Mondiale hanno deciso di stanziare 24,5 miliardi di euro da qui al 2010 a favore dell’area centro-orientale. Bruxelles, invece, resta abbottonata sull’ipotesi di aggiungere fondi e istituire un fondo di stabilizzazione su misura.
La quasi composta reazione della Borsa di New York non dissipa certo i dubbi che circondano in particolare il piano salva-banche. Il ministro del Tesoro, Tim Geithner, continua infatti a rimandare l’appuntamento con nuovi dettagli, mentre la soluzione scelta per salvare Citi viene considerata costosa, forse non risolutiva e dannosa per gli azionisti. Quanto ai 787 miliardi di dollari messi sul tavolo da Obama per sconfiggere la crisi, l’opinione degli analisti è che solo dalla seconda metà del 2009 riusciranno a ridare un minimo di slancio agli Usa. «Non ci sono segnali che il declino stia rallentando», conferma Bill Cheney, capo economista di John Hancock Financial Services. Una flessione della crescita è già messa in conto per altri due trimestri, e gli esperti del Nabe stimano una contrazione del 5% tra gennaio e marzo e dell’1,7% nel secondo trimestre. Lo stesso Obama, nella finanziaria presentata giovedì, prevede per quest’anno un calo dell’1,2%. Per la ripresa si dovrà aspettare il 2010, quando il Pil tornerà a espandersi del 3,2%.