A picco le quotazioni del greggio Benzina, consumatori all’attacco

IL NODO Restano le deficienze di una rete di distribuzione difficile da cambiare

Il petrolio scende ai minimi dall’inizio del 2007 (anche se in serata ha leggermente oscillato) e torna la guerra della benzina: le associazioni dei consumatori passano all’attacco chiedendo una più rapida e incisiva riduzione dei prezzi, mentre il ministero delle Attività produttive pubblica cifre che sembrano da un lato mettere in mostra una sostanziale discesa dei carburanti, ma aggiunge anche che la differenza «tra i prezzi italiani e quelli europei si mantiene a livelli stabili intorno a due-tre centesimi e può ancora migliorare». Resta però sempre la sensazione che quando con l’auto si arriva a fare rifornimento, di benzina o di gasolio, i conti non tornino.
E allora cerchiamo di capire, cifre alla mano, come stanno le cose. Iniziamo dal petrolio: ieri a New York il greggio ha raggiunto un minimo sotto i 54 dollari al barile, mentre a Londra il Brent è sceso a 50 dollari, le quotazioni più basse dall’inizio del 2007. E solo quest’estate il barile era a 147 dollari. Da allora è stato un vero crollo. «Valori così bassi del greggio non si registravano dal 23 gennaio 2007 - affermano i consumatori del Codacons - tuttavia alla pompa, come ormai ci hanno abituato le compagnie petrolifere, non si stanno verificando adeguate riduzioni dei prezzi di benzina e gasolio». I dati forniti dal ministero delle Attività economiche sono però meno allarmanti: «La rilevazione settimanale dei prezzi medi dei carburanti ha indicato un nuovo calo di benzina e gasolio, rispettivamente di 2,28 e 1,73 centesimi». I nuovi prezzi medi sono quindi 1,2 euro al litro per la benzina e 1,10 per il gasolio.
E ora andiamo a vedere il prezzo del Brent, che aveva raggiunto quota 50 dollari il barile intorno a metà gennaio 2007, secondo le rilevazioni Platt’s. I dati dell’Unione petrolifera, elaborati in base a quelli forniti dal ministero, forniscono un prezzo medio del gasolio nel gennaio 2007 di 1,090 euro, mentre la benzina era a 1,2 euro. Con il prezzo del greggio uguale a quello di allora, il gasolio costa quindi oggi 10 centesimi in più del prezzo di allora, mentre la benzina è allineata. Ma va ribadito quanto riportato sopra. Secondo il ministero, in ogni caso i prezzi italiani sono due-tre centesimi superiori alla media europea, anche quando sono allineati a quelli del 2007.
E qui si innesca la solita diatriba: di chi è la colpa? Della difficoltà, o impossibilità di avere un mercato realmente libero nel settore della distribuzione, affermano le compagnie, negli sbarramenti burocratici all’allargamento delle attività dei benzinai, nelle difficoltà ad aprire punti vendita nelle posizioni più interessanti, nella mancanza di oleodotti che permettano di trasportare carburanti a prezzo più basso (si usano quasi solo le autobotti), nella necessità di mantenere punti vendita in località costose da raggiungere, sostengono le compagnie. In altri termini: i costi della distribuzione sarebbero troppo altri e giustificherebbero la differenza con gli altri Paesi.