Una piccola chiesa di Van avvicina Turchia e Armenia

da Van (Turchia)

Il dialogo fra Turchia e Armenia potrebbe ricominciare dalle porte di una chiesa. Ieri a Van è stata riaperta la chiesa sull’isola di Akdamar, dopo un restauro durato due anni. E di fianco al ministro della Cultura turco Atilla Koç, vicino al Patriarca armeno di Istanbul Mesrob II, c’era anche una delegazione proveviente da Erevan. Una cerimonia breve, essenziale e iniziata con l’esecuzione dell’inno turco. Ma dietro questa ennesima dimostrazione del forte nazionalismo turco di nasconde un gesto dal forte valore simbolico. La chiesa sull’Isola di Van, infatti, è uno dei luoghi dove si è consumato nel 1915 quello che la comunità armena e internazionale chiama «genocidio», una definizione da sempre rifiutata dalla Turchia.
I rapporti fra le due nazioni, per questo motivo e per la guerra nella regione del Nagorno-Karabakh, sono tesi. E anche fra gli storici non si riesce a trovare una soluzione comune. Ma ieri, davanti alla chiesa di Akdamar, si è avuta l’impressione di un primo, timido gesto, se non di riconciliazione, almeno di volontà da parte della Turchia di cercare il dialogo.
Nel suo discorso il ministro della Cultura turco Atilla Koç ha messo a fuoco quanto al governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan sia stato a cuore il restauro della chiesa di Akdamar, perché simbolo delle diverse civiltà e tradizioni che ci sono state e ancora ci sono in Turchia. La chiesa di Akdamar risale al X secolo e insieme al complesso di Ani è il monumento armeno più importante sul suolo turco. Il suo restauro è costato oltre un milione di euro.
Intenso anche l’intervento del patriarca Mesrob II, che nei giorni scorsi aveva criticato la diaspora armena per non aver accettato l’invito del ministro degli Esteri Abdullah Gul a partecipare alla cerimonia. Il patriarca ha anche espresso un desiderio: che nella chiesa possa essere celebrata una liturgia una volta l’anno. .
L’inaugurazione della chiesa di Van ha avuto un impatto positivo anche sulla comunità internazionale. L’Unione Europea ha accolto positivamente il gesto della Turchia. E proprio ieri da Bruxelles il ministro dell’Economia turco e caponegoziatore Ali Babacan ha annunciato che i negoziati per l’ingresso della Turchia in Europa proseguiranno. Reazione positiva anche negli Stati Uniti, dove il mese prossimo dovrebbe essere votata una risoluzione sul genocidio armeno del 1915 simile a quella approvata dall’Assemblea Nazionale francese lo scorso ottobre.
E un apprezzamento particolare è arrivato anche al premier Recep Tayyip Erdogan. Lo storico anglo-armeno Ara Sarafian, considerato uno dei massimi esperti a livello mondiale sul genocidio del 1915, ha definito il premier di Ankara «un uomo di pace».