Una piccola Inter prende sonno a lume di candela

A Livorno, con l’illuminazione ridotta per blackout, nerazzurri senza anima e poco incisivi con Adriano e uno spento Martins

Claudio De Carli

nostro inviato a Livorno

Cristiano Zanetti, appollaiato sul primo palo, ha respinto sulla linea un colpo di testa di Prates nei quattro minuti supplementari accordati da Bertini. L’Inter avrebbe portato a casa zero punti, ma non sarebbe cambiato di una virgola il giudizio generale su questa negativa trasferta livornese su un campo con l’illuminazione ridotta per un blackout.
Un colpo di testa di Materazzi dopo un minuto e un altro di Adriano a un quarto d’oro dal termine. Troppo poco, anzi niente. Squadra vuota, senza anima, senza un obiettivo, se occorreva un segnale sulle potenzialità dell’Inter sul prosieguo di questo campionato, non sono certo arrivate da Livorno. Non si capisce da dove iniziare a puntare il dito, difficile trovare un calciatore che abbia fatto la sua parte e questo apre un discorso molto più pesante: non si molla un campionato a questo modo, non si lasciano punti nella giornata in cui la Juventus non asfalta come al solito l’avversaria, non è così che si prepara la Champions.
E non è tutto: Adriano non era neppure da mettere in campo. Questo Adriano. È talmente imballato che non è neppure capace di correre, pretende di aggiustarsi il pallone anche quando è circondato, ha dei tempi di reazione talmente bassi che mette paura. La gente di Livorno lo ha fischiato impietosamente, ma non era per paura come accade di solito, era per conclamata incapacità. Un appunto che mette tristezza. Di fianco Martins ha fatto il saltimbanco, non si è mai liberato al tiro, quando ha avuto lo spunto buono si è lasciato inghiottire dal prato come se fosse entrato nelle sabbie mobili. E dalle fasce laterali nessun aiuto. Mancini ha messo in campo Kily Gonzales e Solari, due palle al piede, Orsi le ha sostituite quando ormai non c’era più niente da sostituire. L’esordio di Cesar, inseguito come la pietra filosofale, è passato invisibile.
Purtroppo un’accozzaglia di giocatori che non sapevano cosa fare una volta entrati in possesso del pallone. Dietro poco da raccontare, errori elementari e recuperi in sforbiciata, tutti compresi, da Cordoba a Wome passando da Materazzi. Toldo ha salvato d’istinto su De Ascentis dopo pochi minuti e poi ha osservato la partita, anche in occasione del colpo di testa di Prates.
Il Livorno comunque ha pagato il primo tempo tiratissimo. Lucarelli non ha mai ricevuti palloni importanti e nella ripresa ha giocato solo ad allungare di testa le traiettorie sui rinvii di Amelia o Vargas. Ma è il Livorno, con tutto il rispetto. Mazzone ha messo i pezzi migliori del suo esercito in mezzo al campo e ha tolto il fiato a Pizarro e Cristiano Zanetti, Passoni ha lavorato per tre, anche lucido, ha tenuto in piedi la squadra e messo qualche pallone in area come alla mezz’ora del primo tempo: Lucarelli in ritardo, Cordoba anche. L’Inter alla fine ha preso in mano la partita, mancava poco più di un quarto d’ora, un sinistro di Wome, un destro di Figo, stracci che volano. Wome ha anche messo ko Balleri, uscito in barella e subito ricoverato in ospedale con una ferita lacero contusa e un probabile stiramento al collaterale interno del ginocchio, brutta storia. Ma la partita non è stata neppure cattiva, a Cristiano Zanetti - per lui un giallo che gli farà saltare la prossima gara - è partito qualche colpo ma solo perché ogni tanto prendeva coscienza di essere l’unico lì in mezzo a darsi da fare.
Un bel regalo di anniversario per Massimo Moratti che proprio il 18 febbraio del 1995 acquistava la squadra. E che nessuno tiri in ballo gli assenti.