La piccola Maria uccisa con inaudita crudeltà

Le motivazioni della condanna all’ergastolo di Giorni: «Un delitto di raccapricciante violenza»

da Perugia

Si è consumato in uno scenario di «inaudita violenza e crudeltà» l'omicidio della piccola Maria Geusa per il quale l'imprenditore edile Giorgio Giorni è stato condannato all'ergastolo al termine del processo con il rito abbreviato davanti al gup di Perugia. Il giudice Claudia Matteini nelle 174 pagine, depositate ieri, con le quali ha motivato la sentenza nei confronti della quale hanno già annunciato appello i difensori dell'imputato, gli avvocati Giancarlo Viti e Vittorio Betti. Un provvedimento nel quale sottolinea che lo scenario di violenza è ancora più grave «se solo si pensa che la vittima è una bambina di due anni e mezzo immune da qualsiasi colpa, che avrebbe avuto tutto il diritto di vivere la sua infanzia serena tra i giochi, le favole e i suoi sogni. E che invece si è ritrovata a diventare l'oggetto inconsapevole dei più infimi desideri di un uomo di 30 anni e a combattere da sola contro la sofferenza e la paura».
Giorni - arrestato subito dopo il delitto e ora rinchiuso nel carcere di Forlì - aveva quasi un senso di fastidio per la bambina e la considerava «un qualcosa che c'è, che esiste». Nelle motivazioni il giudice ripercorre l'intera vicenda. Il comportamento di Giorni, il 5 aprile del 2004, sarebbe stato anzi caratterizzato da una «estrema violenza» come dimostrano i capelli della bambina «ritrovati in tutto l'appartamento». Lo stesso imputato ha sempre ammesso di avere colpito la bambina dopo che questa aveva cominciato a piangere senza però volerla uccidere.
Il gup definisce infine «veramente raccapriccianti» le fotografie del corpo della bambina dopo la morte. «Un corpo martoriato che può essere stato ridotto in quello stato - sono le parole del giudice Matteini - solo attraverso traumatismi con effetti devastanti su un fisico tanto gracile».