Alla "piccola Oxford" di Siena veleni e avvisi di garanzia

Il crac. Indagati sei funzionari. Nel maxi debito dell’ateneo anche l’affitto di un alloggio di lusso per guardare il Palio

La Piccola Oxford toscana? Se l’è inghiottita una grande Babele. E ora che si tirano le somme (in rosso) intorno all’università di Siena si scatena la guerra di tutti contro tutti. I sindacati contro il rettore, il rettore contro il Monte dei Paschi «che ci strozza», la Regione che accarezza il progetto folle di comprare gli immobili dell’ateneo per tappare il buco: un debito di 230-250 milioni di euro (ma il rettore Silvano Focardi precisa che il rosso accertato per il 2008 è di «soli» 171 milioni) è difficile nasconderlo sotto il tappeto. E soprattutto non si può fingere di non vedere la Guardia di finanza che fruga nei bilanci. O la Procura che ha spedito i primi avvisi di garanzia, l’ipotesi di reato sarebbe «falso in bilancio con valore pubblicistico», a sei funzionari dell’amministrazione d’ateneo. Al centro dell’inchiesta ci sono per ora gli oltre 90 milioni di euro di versamenti previdenziali che all’Inpdap non sarebbero mai arrivati.
Ma è solo uno dei tanti scandali di un’allegra gestione, iniziata con il precedente rettore, Piero Tosi. Megalomanie più adatte a un miliardario che a docenti universitari.
L’idea, ad esempio, di affittare per 176mila euro l’anno un piano di un palazzo storico che si affaccia su Piazza del Campo (palco ideale per ospiti eccellenti al Palio di Siena) non è di Donald Trump o Roman Abramovich. E anche il progetto di un «Caffè degli artisti» nel rettorato, uno spazio ri-creativo per rilassare e sollecitare le menti migliori dell’ateneo. Il locale non è mai stato realizzato, causa sospensione dell’ex rettore Tosi disposta dal Gip che indagava su un presunto falso ideologico e abuso d’ufficio. In compenso per vuotare le stanze che dovevano ospitare il «caffè», l’archivio è stato trasferito in un immobile in campagna. Se servono documenti ci va una macchina apposta.
Ma il vero scandalo, che un docente dell’ateneo ha documentato per filo e per segno nel blog «ilsensodellamisura.com», sono le assunzioni a raffica. Al lussuoso centro congressi della Certosa di Pontignano, ad esempio, ci lavorano 41 persone: 11 camerieri, sette tra cuochi e lavapiatti, un esercito di portieri e giardinieri per una manciata di eventi al mese.
Ci sono state anche infornate di professori ovviamente, ma è soprattutto il numero degli amministrativi che è esploso, tanto che il personale non docente (1.350 persone) ha superato quelle docente (1.060). Basta guardare nel sito dell’ateneo e si trova traccia, ancora nel 2006, dell’annuncio di bandi per 180 posti. Non male per un ateneo che, nel frattempo, ha visto scendere gli iscritti da 21.000 a poco più di 18.000. E, colmo della beffa, mentre c’erano oltre 50 addetti alla comunicazione e marketing, ora redistribuiti in varie strutture, in alcune facoltà scientifiche si lamenta la mancanza di tecnici specializzati, ovvero una delle professionalità su cui il ministero basa la distribuzione di fondi.
Ora il rettore Focardi ha spinto alle dimissioni il direttore amministrativo, Loriano Bigi ed è stato costretto a bloccare l’ultima infornata di 40 precari, mentre andava a chiedere aiuto alla Gelmini. E la Cgil gli è subito saltata al collo. Ma non è finita. Perché la vecchia guardia non si rassegna. Un gruppo di prof, si dice vicini a Tosi, chiede la testa del rettore, sbandierando conti fantasiosi secondo cui il costo del personale non è poi così alto e l’ateneo vanta crediti verso il ministero. Crediti che in realtà ammonterebbero a 300.000 euro. Chissà se questi prof ieri hanno pure avuto la faccia tosta di scioperare contro gli «ingiusti tagli».