La piccola riconsegnata ai bielorussi: la coppia di Cogoleto fa partire il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro il comportamento dell’Italia La battaglia per Maria arriva a Strasburgo I coniugi Giusto: «Minsk dia garanzie che lei and

Monica Bottino

da Genova

Ga-ran-zie. Scandiscono bene la parola Alessandro e Chiara Giusto. Garanzie hanno chiesto dal primo momento e garanzie hanno continuato a chiedere mentre tenevano nascosta la bambina bielorussa. «Sia chiaro - dicono guardando dritti negli occhi - garanzie per Maria, non per noi come qualcuno vuol far credere. Garanzie perché questa bambina vada in una famiglia che le voglia bene e non torni in un orfanotrofio, garanzie perché sia protetta dagli abusi e dalle violenze che ha denunciato, garanzie perché possa continuare a viaggiare e a tenere contatti con chi la tratta con amore». Per questo ripetono: «Ci dicano se è vero che qualcuno ha chiesto e ottenuto queste garanzie... Perché se è così, la nostra battaglia ha avuto senso». Alessandro e Chiara Giusto hanno cambiato sguardo in un minuto. Il tempo di leggere il Giornale con le clausole di un accordo segreto che riguarda Maria. La bambina non starebbe che per breve tempo in un orfanotrofio anche se specializzato nei disturbi del linguaggio. Per la piccola bielorussa al centro di una dolorosa vicenda internazionale conclusasi con un blitz delle autorità di Minsk insieme con i carabinieri inviati dalla magistratura italiana c’è un altro programma. Un programma che sarebbe stato segretamente concordato a livelli altissimi fra i due governi e che prevederebbe la tutela del benessere della bambina e anche, in parte, del suo desiderio di restare in contatto con i coniugi Giusto, che lei considera mamma e papà.
Secondo l’accordo, la coppia di Cogoleto potrebbe continuare a contribuire economicamente al mantenimento della bambina, che verrebbe affidata presto alla famiglia bielorussa che già sta ospitando il fratellino maggiore di Maria. Il patto prevederebbe che la coppia di Cogoleto insieme con i nonni e con le persone che la bimba ha imparato ad amare in Italia come figure parentali possano mantenere i contatti con la piccola, sebbene solo per lettera. I Giusto potranno inviare alla bambina i suoi vestiti e i giochi e in futuro, non si sa quando ma certo una volta dimenticato il clamore mediatico, potranno andare a trovarla. Impossibile invece che la piccola torni in Italia, anche solo per una vacanza terapeutica.
«Se è così abbiamo vinto», dice Chiara Bornacin, che ha recuperato un’ombra di sorriso su un viso stanco e tirato da un mese di battaglia contro tutto e contro tutti per difendere la salute della bimba che considera sua figlia. La diffidenza è però motivata. «Mi chiedo - aggiunge -: perché non ce lo hanno detto prima? Come mai tutto questo segreto? Dico solo che noi non sapevamo e non sappiamo ancora nulla. Comunque se ci fossero conferme, il bene di Maria viene prima di tutto e questo è quanto volevamo». Dice ancora la donna: «Se ce lo avessero detto, se qualcuno autorevole del nostro governo e dei bielorussi lo avesse fatto sapere e lo avesse sottoscritto, noi avremmo riconsegnato la bambina subito». Ecco ancora la diffidenza (motivata, visato come sono andate le cose): «Se c’era questo patto, avrebbero almeno potuto consentirci di salutarla, di rassicurarla che non era stata abbandonata, di darle la valigia con le sue cose, i vestiti pesanti, il suo zainetto. Invece l’hanno portata via come una ladra».
D’altronde il retroscena sull’accordo segreto prospetta una soluzione che i coniugi avevano fin dal primo momento caldeggiato. «Lo abbiamo chiesto anche noi, era fra le possibilità di mediazione che avremmo accettato. Se la bambina non poteva stare in Italia almeno che non fosse messa in un altro istituto dove le sarebbe comunque mancato l’amore di una famiglia. Ci avevano risposto no», dice Chiara. «Ora aspettiamo di vedere come evolveranno le cose - aggiunge Alessandro Giusto -. Se sarà veramente così noi non potremo che essere contenti. Il futuro di Maria dipende dall’amore con il quale sarà circondata. Non basta l’attenzione di una maestra di buona volontà o di tutti i medici del mondo: serve l’amore di una famiglia». E continua: «Abbiamo conosciuto il fratellino di Maria due anni fa e ci è sembrato un bimbo dolcissimo, estremamente sensibile e molto affezionato alla sorellina che ricordava bene. Li avevano separati dopo la morte della mamma, noi li abbiamo fatti rincontrare in Italia, visto che il bambino era in vacanza terapeutica presso una famiglia sarda. Siamo contenti che Maria possa ritrovarlo e vivere con lui e con la famiglia che lo ospita in Bielorussia. Una coppia alla quale già in passato avevamo dato denaro per il sostentamento del fratellino di Maria».
Intanto la coppia di Cogoleto non molla. In attesa di quelle garanzie che aspetta, sta portando avanti il ricorso alla Corte di Strasburgo contro lo Stato italiano. «Finché Maria non potrà vivere la vita che merita di vivere ogni bambina, non non ci fermeremo. Lo facciamo per lei e per le tante Marie del mondo.