Le piccole aziende: via ai dazi per contrastare Cina e India

Dalla Regione fondi per incrementare gli investimenti in ricerca e innovazione: «Ora anche la Ue faccia la sua parte»

Marcello Chirico

L’Api Milano, con le sue piccole e medie imprese, si schiera apertamente con chi - pur di difenderle - propone misure protezionistiche estreme. Dalla reintroduzione dei vecchi dazi doganali alle quote contingentate di prodotti extra europei. In pratica, una strizzatina d’occhio alla Lega e chi, come Umberto Bossi, «ha avuto i meriti di aprire, per primo il dibattito su queste questioni e ad aprire un confronto politico».
Lo ha dichiarato pubblicamente Paolo Galassi, presidente di Api Milano, e lo ha confermato pure uno studio curato proprio da Api e presentato sempre ieri mattina al convegno sulla competitività organizzato dall’associazione in Camera di Commercio. Dibattito impreziosito dalla presenza del vicepremier Giulio Tremonti, del governatore Roberto Formigoni e del presidente della commissione bilancio, il leghista Giancarlo Giorgetti.
«Riteniamo - ha detto Galassi - che i discorsi politicamenti corretti, quelli che tacciano di oscurantismo economico chi osa introdurre la questione dei dazi, siano da evitare. Chi lo fa va apprezzato», e a pensarla così c’è un buon 42% di pmi milanesi favorevoli all’utilizzo dei dazi. Che però non sono l’unica misura richiesta: ci sono pure l’inasprimento delle sanzioni per chi acquista merci contraffatte (chieste dal 39% delle aziende intervistate), l’introduzione di quote contingentate per le merci extra-Ue (34%) e sanzioni pecuniarie pesanti per chi non rispetta le regole su etichette di tracciabilità dei prodotti importati.
«Non si può andare alla guerra globale armati solo di buoni intenzioni contro chi ci massacra commercialmente e non rispetta le regole: se la piccola e media impresa non viene protetta si rischia di perdere per sempre un capitale di cultura, conoscenza e specializzazione produttiva, perché la situazione è insostenibile», ha denunciato Galassi, e Giorgetti gli è andato dietro. «Le nostre aziende devono poter competere ad armi pari con la concorrenza sleale che arriva dalla Cina e da quei Paesi - ha detto -, se servono è quindi giusto reintrodurre dazi e contingentamenti delle merci, in modo da riequilibrare il mercato».
Un aiuto per «guidare la ripresa» arriverà pure dalla Regione, il cui obbiettivo - come anticipato da Formigoni - è quello di «incrementare, in Lombardia, del 3% del Pil gli investimenti in ricerca e innovazione del sistema pubblico e privato. Stiamo facendo un grande sforzo finanziario, dando pure una mano sul fronte bancario, rafforzando i nostri strumenti attraverso FederFin, la nostra finanziaria regionale». Ma per Formigoni è altrettanto indispensabile che «la Ue faccia la propria parte, lo pretendiamo come Lombardia. Bisogna lavorare duro pure a Bruxelles, che non può essere indifferente di fronte alle difficoltà delle nostre aziende». Il governatore ha infine annunciato che il Pirellone sta attivando nuove modalità di partnership sia nei confronti dei nuovi mercati europei, ma anche con Paesi energenti come Cina e India «con l’obiettivo di sostenere la proiezione internazionale del sistema economico lombardo». E per Carlo Sangalli, presidente camera Commercio, la strada dell’innovazione è «la strada giusta per aumentare in maniera diffusa la competitività delle nostre aziende. Che a Milano aumentano, ma soffrono la concorrenza sui mercati».