Piccole Cittadella crescono

Nei Comuni del Nord sale la protesta. Il sindaco di Varallo: diritti agli immigrati solo se dimostrano di volersi integrare

Quando vide la luce, era una pallina di neve: ora, dopo venti giorni, l’ordinanza anti-sbandati di Cittadella è una valanga. Ogni giorno s’ingrossa e s’arricchisce di varianti nuove. Sindaci che fotocopiano e firmano, altri che adattano il provvedimento, lo edulcorano, ci mettono del proprio. Tutti uniti dalle parole di Massimo Bitonci, il primo cittadino leghista autore della sterzata: «Ancora prima di essere firmata la mia delibera ha sortito un effetto positivo, quello di porre al centro del dibattito politico la sicurezza dei cittadini e il rispetto della legalità. Chi esprime dubbi sulla validità giuridica del testo conduce una battaglia senza senso: con che faccia si presenterà agli elettori dopo aver remato contro la lotta all’illegalità in un’area che subisce un’ondata di immigrazione con strascichi di delinquenza?».
Da Azzano Decimo (Pordenone) a Riese Pio X (Treviso), da Rosà (Vicenza) ad Annone (Venezia), e poi Fontaniva e Rossano, Vedelago e Tombolo, Conegliano e Loria: sono decine i comuni del Nordest in cui Cittadella ha fatto scuola. Qualcuno ci aveva già pensato con provvedimenti introdotti anche dal centrosinistra: l’assessore all’Anagrafe di Padova, Gaetano Sirone (Sdi), dice che Bitonci «ha scoperto l’acqua calda. Da noi sono anni che chi non lavora o non ha un reddito minimo non ottiene la residenza». A Peschiera del Garda il sindaco leghista Umberto Chincarini chiede copia del 730 dal 1993. In un altro grosso centro del Veronese, San Bonifacio, la norma fu voluta dall’ex direttore generale del comune Fabrizio Comencini, ex An, ex Lega Nord, ex Liga Fronte Veneto e ora consulente del ministero delle Riforme.
Cittadella fornisce il testo base: la residenza si ottiene avendo un lavoro (o un reddito minimo per i disoccupati), una casa adeguata e un’assicurazione sanitaria; una commissione comunale segnala a prefetto e questore chi ha la fedina penale sporca. Commissione finita in un fascicolo della procura di Padova: il sindaco è privo di poteri sull’ordine pubblico dunque ha esagerato, secondo il procuratore Pietro Calogero. L’avviso di garanzia ha trasformato Bitonci in un martire, gli è arrivata solidarietà anche da sindaci del centrosinistra e dell’Udc (il senatore Antonio De Poli ha invitato i sindaci centristi ad applicare una «direttiva solidale»), la Lega ha organizzato una grande manifestazione e firme a tappeto nei comuni amministrati dal Carroccio. Con le opportune varianti: il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo ha riproposto il provvedimento di Cittadella pari pari; il collega di Verona Flavio Tosi, per evitare guai, ha optato per una semplice direttiva agli uffici. Lega di lotta e Lega di governo: strade diverse per un obiettivo comune. E fantasia al potere. A Romano d’Ezzelino (Vicenza) hanno vietato le borse di studio agli extracomunitari, a Montegrotto Terme (primo comune a seguire Cittadella) hanno invitato i cittadini a emigrare. A Caravaggio (Bergamo) chi non ha i documenti in regola non si sposa, mentre a Morazzone (Varese) il sindaco segnala alla polizia le pubblicazioni di nozze tra italiani e stranieri.
A Novara il sindaco leghista Massimo Giordano prima dell’estate ha applicato regole leggermente diverse: un tetto al numero delle persone per appartamento (massimo due per vano) così da evitare che più nuclei si accalchino in pochi metri quadrati; un reddito minimo anche per chi ha il lavoro; una documentazione di come facciano i disoccupati a mantenersi. «Non ho avuto contestazioni - dice - perché il nostro è un segnale di serietà. Niente invasione incontrollata». A Varallo Sesia chi vuole la residenza deve frequentare un corso gratuito di cultura italiana (lingua, storia, geografia, tradizioni) presso l’associazione Eufemia: «Così uno straniero dimostra la buona volontà di volersi integrare; chi non firma e non frequenta non lo prendo neppure in considerazione», dice il sindaco Gianluca Buonanno.
L’offensiva è vasta. C’è una regìa del Carroccio? Luca Zaia, vicepresidente leghista della Regione Veneto, nega: «I sindaci interpretano il volere della gente. Poi come in tutti i partiti ci si parla e si fanno circolare le idee migliori». Nessuna strategia a tavolino, dunque, anche se il segretario leghista del Veneto, Maurizio Conte, ha garantito che «applicheremo l’ordinanza in tutti i comuni che governiamo». «Conosciamo le nostre realtà, non abbiamo bisogno che qualcuno ci dica cosa fare», aggiunge Buonanno. Intanto a Padova ha aperto la prima sede italiana il Partito degli immigrati: «Una risposta alla deriva razzista di alcuni sindaci», protesta Dimitru Ilinca, coordinatore del Veneto, romeno.