Le piccole e medie imprese preparano la «rivoluzione»

«Vogliamo uscire dai cancelli delle aziende ed entrare nei gangli della politica economica del Paese, sedendoci nei comitati decisionali delle regioni. Niente partiti però». Parla a nome delle piccole e medie imprese milanesi e lombarde (ma anche italiane) Paolo Galassi, presidente di Apimilano nonché neo presidente di Confapi, confederazione italiana delle pmi. Che in questi giorni si sono riunite nella sede milanese per i primi Stati Generali.
Un evento nuovo, destinato a cambiare le cose: «Quando sono stato eletto - prosegue Galassi - ho pensato alla Rivoluzione Francese e ho deciso di convocare gli Stati Generali per capire cosa le pmi vogliono». Una rivoluzione, che ha bisogno della voce degli imprenditori: «Se non siamo bene identificati dalle istituzioni, forse è anche colpa nostra che non scendiamo in piazza. Ora spero che i nostri imprenditori si occupino di politica economica. Magari chiedendo un ministero ad hoc». L'importante è «trovare chi ci ascolti e far conoscere le nostre necessità reali che non sono rappresentate da Confindustria, dove chi prende decisioni sono i grandi gruppi», aggiunge Roberto Valentin, titolare di Abe Elettronica, 30 dipendenti e leader in Europa nel campo dei trasmettitori tv.
Le preoccupazioni di piccoli e medi imprenditori emergono da un'indagine di Apimilano su 301 aziende di Milano e provincia, che denunciano l'eccessivo peso di burocrazia e tasse, e la mancanza di sicurezza e infrastrutture adeguate. Quattro su 10 sostengono che si debbano semplificare i processi burocratici e ridurre le spese dell'apparato pubblico (13 milioni e 700mila euro annui in Italia, mentre in Lombardia un freno al peso della burocrazia lo dovrà dare la nuova legge sulla competitività). E quasi la metà degli intervistati appoggia il federalismo fiscale. «Chiediamo - aggiunge Galassi - di poter reinvestire gli utili senza doverli usare tutti per pagare le tasse». Dopo Milano, gli Stati Generali delle Pmi faranno tappa anche a Perugia e Bari.