Piccole imprese contro Prodi «Non parla la nostra lingua»

Il loro leader in Confindustria, Morandini: «La manovra non incide sullo sviluppo e la riforma sulle liquidazioni non ci entusiasma»

Gian Maria De Francesco

nostro inviato a Prato

L’esenzione dal versamento del Tfr al Fondo Inps per le imprese fino a 50 dipendenti non ha entusiasmato il leader dei piccoli industriali di Confindustria, Giuseppe Morandini. Ieri al Forum di Prato ha chiesto al governo di far partire le compensazioni per le imprese medio-grandi contestualmente al prelievo forzoso delle liquidazioni, pena il fallimento dell'intesa. Durante i lavori gli imprenditori hanno espresso insoddisfazione per un governo che finora ha fatto poco o niente per la competitività e che con provvedimenti come la riforma del Tfr limita la crescita dimensionale delle aziende.
Presidente Morandini, nella sua relazione ha chiesto una clausola di salvaguardia per le imprese che perderanno il Tfr: un avvio contestuale delle compensazioni o l'accordo salta.
«Si tratta di rispettare gli accordi previsti dalla riforma Maroni che introducono misure di garanzie per le imprese che dovranno rinunciare a questa forma di finanziamento. È una garanzia che abbiamo ricevuto dal governo e che vogliamo sia rispettata».
Però nel suo discorso ha detto che questa intesa non vi entusiasma.
«Avremmo preferito una soglia più alta che rendesse meno pesante l'incidenza di questo provvedimento sul sistema imprenditoriale».
Nella sua relazione ha anche parlato di una classe dirigente che non sa parlare “l’industrialese”, la lingua delle aziende.
«Ci rimettiamo al giudizio espresso dalla Corte dei conti: è una manovra fatta per due terzi di entrate e solo per un terzo di misure che potrebbero incidere sullo sviluppo. Avremmo preferito che fossero recepite le nostre proposte che oltretutto sono a costo zero. La nuova disciplina del lavoro straordinario (aumento dei contributi previdenziali, ndr) ci penalizza e al tempo stesso penalizza i lavoratori. Bisogna renderlo conveniente».
Lei ha inoltre sottolineato che i giudizi di Fitch e di Standard & Poor's indicano un percorso di allontanamento dell'Italia dal resto dei Paesi G8.
«È un dato preoccupante che ha un impatto molto negativo sul sistema imprenditoriale e sulla sua capacità di accesso al credito. Le piccole e medie imprese si rendono conto di lottare in un Paese che sta perdendo posizioni in termini di competitività. E non è facile. Anche per questo motivo chiediamo misure per lo sviluppo».
Ma lei non ha ricordato che la riforma del Tfr è «un oneroso paravento dietro il quale si nascondono i costi veri della Finanziaria»?
«Certo. Ho fatto un lungo elenco di adempimenti che la manovra ci riserva: auto aziendali, studi di settore, Iva, tassa di successione, indici di congruità, estimi catastali e aumento dei contributi. Noi speriamo in una legge nazionale per lo sviluppo strategico delle Pmi».
Eppure ieri il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, è tornato ad accusare il governo di aver sbilanciato la Finanziaria a favore delle imprese chiedendo di riequilibrare il taglio del cuneo a favore dei lavoratori.
(Fa una smorfia di disappunto) «Forse si sono dimenticati che in questi giorni è stato modificato il codice ambientale, un classico esempio di vero accanimento burocratico nei confronti delle imprese che non ci mette in condizione di sviluppare il nostro business».
Si sente di rivolgere un appello ai suoi colleghi che oggi a Vicenza manifesteranno contro la Finanziaria che penalizza l'area più produttiva del Paese?
«Io li invito ad analizzare i dati delle interviste svolte ieri nel corso del nostro Forum. Oltre il 60% degli imprenditori pensa che l'anno prossimo registrerà un aumento del giro d'affari, seppur modesto. Quindi c'è un Paese che ha ancora voglia di competere e che pensa di poter sviluppare le proprie potenzialità. Basterebbe veramente poco per accontentarlo».
Che cosa servirebbe a quello che lei chiama «il popolo delle garanzie reali» che per fare impresa ha ipotecato persino il vialetto di casa?
«Pretendiamo tre misure a costo zero dal governo: la rivalutazione gratuita dei cespiti ammortizzabili, l'adeguamento delle quote di ammortamento alla vita media dei prodotti e una nuova disciplina delle spese di rappresentanza. Non è possibile fare le missioni in Cina e al ritorno pagarci pure le tasse».
Presidente, lei viene dal Nord-Est. Che cosa le resta dopo il pre-accordo di ieri?
«Questa misura sul Tfr deve essere assolutamente transitoria. Se per quest’anno ci siamo salvati in corner, spero che il prossimo potremo giocare a tutto campo».
Pensa di trattare con lo stesso governo nel 2007?
(Alza gli occhi al cielo) «Non dipende da me».