Le piccole imprese e la forza del glocalismo

Le PMI e la tempesta finenziaria. “La piccola impresa, quella fra i dieci e i venti milioni di euro di fatturato, per intenderci, se si appoggia sul distretto, è facilitata”, spiega Mario Mazzoleni, docente di economia aziendale ed esperto del settore<br />

Piccola azienda, cuore del sistema Chi l’ha detto che nella tempesta siano sempre le barche più grosse ad avere la meglio? I terremoti finanziari delle settimane passate hanno scosso il sistema finanziario internazionale, facendo scricchiolare, e in alcuni casi crollare a terra, mostri sacri della finanza. Un macigno gettato nello stagno che ha movimentato anche le acque di casa nostra. E la piccola impresa italiana? Troppo piccola per essere intercettata dai mass media, ma abbastanza grande per essere l’ossatura del paese, presidia il prodotto nazionale. “Dispiace molto per l’economia, ma non si può e non si deve fare di ogni erba un fascio. Sono momenti difficili ma in alcuni casi la piccola impresa può essere anche più attrezzata a questi eventi”, dice il professor Mario Mazzoleni, docente di Economia aziendale presso l’università di Brescia, ed esperto del settore. Le PMI (Piccole e medie imprese) ricoprono un ruolo fondamentale nell’economia italiana, coprendo il 99 per cento del settore manifatturiero e numerosi settori dei servizi mercantili e di quelli pubblici locali.

Un settore in evoluzione
Nonostante tutto, il rapporto sulla piccola media impresa del 2005 evidenziava non un momento di recessione, ma piuttosto una profonda trasformazione all’interno di una congiuntura difficile. Insomma, la duttilità della piccola impresa le permette di essere più versatile e resistente, anche nei confronti delle grandi tempeste finanziarie. “La piccola impresa, quella fra i dieci e i venti milioni di euro di fatturato, per intenderci, se si appoggia sul distretto, è facilitata”, continua Mazzoleni, “Questa può essere anche una grande opportunità, per chi ha talento e immaginazione anche se, ovviamente, è più difficile riuscire a programmare in un momento in cui, per esempio, il prezzo delle materie prime cambia da un giorno all’altro”.

Il glocalismo come argine alla tempesta internazionale “Ogni azienda, ha un radicamento col territorio e un tradizione unica. Basta spostarsi di pochi chilometri per trovare un altro tipo di tradizione. Questa è una forza che va potenziata, sviluppata nelle sue caratteristiche migliori. A partire dall’innovazione, dall’idea geniale che costituisce la vera potenza di queste aziende”, spiega il professor Mazzoleni. E gli esempi sono istantanee di un paesaggio aziendale giovane e creativo. Dal più grande produttore di tappi per bottiglie del mondo, ovviamente italiano, alla grande ditta di pasta che rielaborando apparecchiature già esistenti ha inventato lo “gnocco ripieno”. Format importato in tutto il mondo. “Senza contare che noi italiani, appunto, siamo fra i più grandi produttori di macchine industriali”, ribadisce Mazzoleni. Insomma, basta uscire dalle città ed immergersi nella provincia, per scoprire che gli anticorpi alla recessione esistono e combattono contro l’infezione.

Un passo decisivo Introduzione di una gestione manageriale all’interno di un’azienda “familiare” (“Un’azienda – ricorda Mazzoleni -, difficilmente supera la terza generazione all’interno della stessa famiglia”) e aumento del fabbisogno del capitale proprio, sono le sfide che le PMI devono affrontare per restare competitive. Un bivio complesso ma fondamentale per mantenere la posizione all’interno del settore. Società come la Hipe, del gruppo Hol.In.Part, accompagnano le piccole e medie imprese in questo passo, trasferendo le competenze della azienda “tradizionale” sui mercati internazionali. Hol.in.Part nasce dall’esperienza di manager affermati il cui obiettivo primario è quello di affrontare lo sviluppo delle PMI con un approccio innovativo e all’avanguardia. Un alleanza che ha lo scopo di portare soluzioni adeguate nel rispetto delle caratteristiche delle aziende. Sette società che offrono consulenza per affrontare i marosi del mercato.