Piccole imprese, non cresce la fiducia

da Milano

Nessun passo indietro, ma neppure uno scatto in avanti. L’umore delle piccole imprese italiane, ovvero quella che da sempre viene considerata la spina dorsale del sistema produttivo tricolore, è rimasto stazionario nell’ultimo anno. Un segnale non del tutto positivo, perché in controtendenza rispetto al miglioramento di prospettive espresso nell’ultimo periodo dalla grande impresa, dove il recupero (parziale) dell’economia è avvertito con maggiore forza. Dal campione di 4mila imprese poste sotto la lente dal terzo rapporto Unicredit Banca, presentato ieri a Milano, risulta evidente infatti l’allargamento della forbice fra l’indice della fiducia delle imprese manifatturiere (Isae), salito dal settembre 2005 al settembre scorso da 89 a 97 punti, e quello relativo alle pmi, stazionario a quota 88. Secondo l’indagine, i processi di ristrutturazione avviati negli anni scorsi dalle aziende di maggiori dimensioni stanno cominciando a dare i primi frutti, mentre si nota al tempo stesso un crescente disagio soprattutto fra le imprese più piccole, quelle con meno di due addetti. Nel dibattito che ha seguito la presentazione della ricerca, il vicepresidente della Camera, Giulio Tremonti, ha spiegato che «non si può demonizzare la realtà: essere piccolo non è una colpa. La piccola e media impresa è la ricchezza d’Italia. La politica deve considerare questa realtà, mentre la legislazione va contro o la ignora». Il presidente della commissione Attività produttive, Daniele Capezzone, ha invece invitato a non fare di Basilea 2 «un feticcio. Adottiamo un po’ di flessibilità e non facciamo i primi della classe». In effetti, le regole più stringenti che verranno introdotte dal primo gennaio 2007 con Basilea 2 hanno creato qualche preoccupazione fra le piccole aziende, che temono un razionamento del credito accompagnato a un aumento dei tassi d’interesse. Secondo il rapporto, tuttavia, l’ormai imminente entrata in vigore dei parametri di Basilea 2 non sembra aver inciso negativamente sulle aspettative riguardanti il sistema bancario. Il grado di fiducia nella disponibilità di credito è infatti salita al secondo posto tra i fattori di fiducia. In ogni caso, ha detto l’ad di Unicredit Banca, Roberto Nicastro, le banche «devono essere ancora più brave a leggere e capire quali sono i limiti» e proseguire nella costruzione di partnership, ad esempio con i Confidi. Uno strumento ancora poco noto alle imprese (su 2.303 aziende interpellate lo conosce appena il 39,4%), ma utile per chi lo utilizza allo scopo di ottenere finanziamenti chirografi destinati a coprire l’acquisto di macchinari e impianti.