Piccole storie di incontri teneri e comici

Sarà molto difficile per il lettore trovare i testi di cui voglio parlare, qui. Una volta tanto, queste righe sono destinate soprattutto a qualche editore, affinché trasformi quei fogli in libro. Per ora si tratta di brevi articoli - dal titolo Foglietti Levi - pubblicati perlopiù dal Giornale di Sicilia e raccolti ora nel volume monografico Xenia (Flaccovio Editore, pagg. 222+258) dedicato al loro autore: l'artista, regista e scrittore siciliano Pietro Carriglio.
Il volume ha lo scopo di ritrarre la nascita e la vita di un teatro stabile, e comprende diversi contributi di autori anche molto prestigiosi (Bonaviri, Borsellino, La Capria, Raboni, e persino il grande Mario Luzi) intorno alla figura di questo artista poliedrico, da molti anni direttore e anima del Teatro Stabile Biondo di Palermo.
Quando ero critico teatrale ho talvolta espresso il mio dissenso dalle scelte registiche di Carriglio. La lettura dei suoi Foglietti Levi mi ha invece conquistato per la bellezza della sua lingua - dove per «bellezza» non intendo un attributo solo formale, bensì la capacità evocativa della lingua, il mondo che trattiene in sé.
Dedicati a Carlo Levi, che Carriglio conobbe molto bene, questi brevi scritti - taluni niente più che folgorazioni istantanee - non ci parlano soltanto del grande scrittore ebreo e torinese confinato in una terra cattolica e poverissima, ma ci testimoniano, con cordialità e ironia, di quell'evento e dei passi quotidiani che hanno portato a Cristo s'è fermato a Eboli. Sono piccole storie di incontri teneri e talora comici, fatti di uomini reali, con nome e cognome consegnato all'anagrafe, incastonati in una prosa perfetta che sembra nascere da un'Italia diversa da quella presente: più povera, più contadina, ma anche più ariosa, più magnanima. Una prosa in cui si può leggere con piacere la vicenda di un prete senza dover pensare che è «letteratura cattolica». Una prosa raffinata, icastica, tutta orizzontale, limpida come certe giornate italiane.
Un occhio buono, amicale, guarda ai tic e alle stranezze dello scrittore e di altri personaggi a lui vicini. È un occhio cristiano, che sa voler bene senza giudicare per forza, e prima di criticare sa gustare. Dobbiamo salvare, nella nostra esperienza, un punto di godimento gratuito, libero da ogni acidità. Carriglio lo fa, in queste paginette, con garbo, stile e intelligenza.