Piccolo (An), il candidato nella rete

«Grazie Veltroni qua, grazie Veltroni là. Ci manca solo che una mattina leggiamo sui giornali che il sindaco di Roma ha fatto camminare gli storpi, parlare i muti e vedere i ciechi e che ha attraversato il Tevere camminando sull’acqua. Allora saremo al completo. I suoi amici piagnoni - sì, proprio come quelli di Firenze amici di Savonarola - chiederanno di farlo santo. Ma i romani se lo ricorderanno per tutt’altro motivo, a cominciare da quel disastro che sono i trasporti per non parlare poi dei più di cento campi zingari che assediano Roma e dei trenta centri sociali che Veltroni foraggia e che aggrediscono gli avversari politici, come è accaduto con Alemanno, al Laurentino, la settimana scorsa». Non manca il senso dell’ironia a Samuele Piccolo, candidato per Alleanza Nazionale al Comune di Roma con Gianni Alemanno. Appena 24 anni, vicepresidente dell’associazione Riferimento popolare, fortemente impegnata nel sociale, Piccolo fin da ragazzo ha scelto l’impegno verso i più sfortunati: anziani, disabili, senzacasa, disoccupati. L’opuscolo «Diamo un calcio alla droga», una guida per la lotta agli stupefacenti, distribuito a migliaia di giovani; il lancio della «Festa dei nonni» e il libro «Nonni», raccolta di racconti e di testimonianze, sono fra le sue ultime iniziative.
Piccolo, qualche settimana fa lei ha tappezzato Roma di manifesti con la sua foto e il suo indirizzo internet. Non le sembra di aver esagerato?
«Forse sì, ma avevo bisogno di farmi conoscere, di instaurare con la gente un dialogo, intanto via internet. E ci sono riuscito. Migliaia di romani mi hanno scritto, ci siamo trovati, abbiamo discusso, e ho trovato tante persone che condividono le mie idee e voteranno per me».
Ma che cosa farà Samuele Piccolo per Roma? Che cosa promette ai suoi elettori?
«Prima di chiedere, dobbiamo essere in grado di dare. Per questo è nato Riferimento Popolare, per creare un ponte fra governanti e governati. L’obiettivo è cambiare il modo di vivere in una città come Roma. Vogliamo avere un sindaco, assessori, presidenti di municipio e consiglieri convinti che le priorità sono i bisogni della gente. Non si tratta di demagogia, ma di indispensabile presa di coscienza».
Piccolo, lei è giovanissimo. Non si sente un po’ come Don Chisciotte, con l’aria che tira?
«No, al contrario. Vado nelle strade, nei quartieri, nei centri per anziani, parlo con la gente, con i commercianti, mi faccio dire quali sono i problemi con i quali hanno a che fare ogni giorno, discuto con lo le possibili soluzioni. E devo dire che e la gente mi ascolta e mi segue».
Un esempio concreto?
«Il problema della quarta settimana. Molte famiglie ormai al 20 del mese hanno bello e finito i soldi per campare. Stiamo studiando sistemi per raffreddare i prezzi, soprattutto dei generi di prima necessità. Il comune o i vari municipi potrebbero inventare dei veri e propri supermercati “no profit”, riesumando per esempio gli Enti comunali di consumo. E poi case in affitto a prezzo politico, diciamo 100 euro al mese. I comunisti, perché Veltroni è comunista e il suo rapporto con i centri sociali lo prova, hanno sempre sfruttato il dramma dello sfratto. A Roma ci sono centinaia di migliaia di case sfitte, ma anziché affittarle per darle agli sfrattati, Veltroni preferisce alloggiare questi ultimi in quei veri e propri lager che sono i residence, per di più pagati a caro prezzo».
Che cosa farebbe nei primi cento giorni se fosse eletto?
«Chiederei ad Alemanno, perché il sindaco sarà lui, di mettere subito mano al problema trasporti e viabilità per liberare Roma dal traffico e dare ai cittadini una mobilità decente ed efficiente. Ma farò la stessa cosa se per disgrazia dovesse essere confermato Veltroni. Non avrà un attimo di pace. E poi affronterei il problema casa. Con tutti i soldi che il centrosinistra ha speso in feste, concerti, centri sociali e dintorni molto di più si poteva fare per la politica della casa. Altro che ridurre l’Ici di 18 euro l’anno e neppure da subito, poi».