Il piccolo mondo antico di una ragazza senza segreti

Discreta, con pochi e fidati amici, passava il tempo fra studio e lavoro

nostro inviato a Garlasco (Pavia)

Una pizza per Natale alle Rotonde, ombelico della vita giovanile di Garlasco. Fu in quell’occasione che molti ex compagni di classe di Alberto scoprirono il suo legame con Chiara. «Chiara era una ragazza minuta, poco appariscente, ordinata». Chiara Spialtini, figlia del sindaco Enzo, parla della giovane scomparsa con pudore, calibrando le parole: «Si vedeva poco in giro. Quella sera era l’unica estranea. Venne subito a salutarmi, perché ci conoscevamo già: “Sai, Alberto ha molto insistito, vieni anche tu alle Rotonde. Non volevo, ma poi ho pensato che a casa mi sarei annoiata”. C’eravamo noi, ex dello scientifico Omodeo di Mortara, più lei. Era seduta vicino ad Alberto, un atteggiamento tranquillo, niente di appiccicoso».
Quella pizza è la cartolina ricordo per molti coetanei che oggi sfuggono all’inseguimento dei media e si proteggono dietro cancelli e citofoni. Anche Raffaele Cani era seduto intorno a quella tavolata con una quindicina, forse meno, di ragazzi dell’83: «Quando è arrivata insieme a Stasi, ho chiesto: “Ma chi è quella lì?”. Qualcuno ha risposto che era la fidanzata di Alberto. Le ho dato la mano, per rispetto, poi la serata è scivolata tranquilla».
Frammenti nella memoria che in queste ore i ragazzi di Garlasco provano a mettere a fuoco, cercando un dettaglio che li aiuti a capire. Ma anche loro, come tutti, si perdono in una nebbia di immagini ordinarie, tranquillizzanti, perfino sbiadite. Non c’è il lampo, manca l’imprevisto, non s’intravede la faglia che potrebbe mostrare abissi inediti. Nulla di nulla.
E quel che più colpisce, la vernice dei buoni sentimenti, perfino dolciastri, ricopre anche la silhouette di Alberto, l’indiziato numero uno dalla vaga rassomiglianza con Harry Potter. Chiara Spialtini: «Ho avuto Alberto come compagno per quattro anni, se la cavava bene in tutte le materie, alla maturità è stato fra i più bravi e ha preso 96 centesimi, ma soprattutto in tanto tempo non l’ho mai visto perdere le staffe, non ricordo un solo episodio in cui mi sia sembrato strano, indecifrabile o, peggio, inquietante. Molto diligente, molto studioso, molto quadrato. Un po’ riservato, ma poi con gli amici si apriva come tutti. Senza particolari difficoltà». Luca, il fratello di Chiara, conferma: «Alberto è venuto qui all’oratorio per qualche estate a far giocare i bambini. Era bravo, coinvolgente, non come certi animatori legnosi».
Insomma, indagare sul rapporto fra Chiara e Alberto è come fare un girotondo mano nella mano della normalità. Più banale. E così è scavare nella vita di lei. Alla Computer Sharing di Milano, dove dal 20 febbraio Chiara lavorava come stagista, mettono fra virgolette necrologi che lasciano l’alone del rimpianto: «Una ragazza riservata, ma che si era ambientata bene. Era analista contabile: adattava i nostri software alle esigenze dei clienti». Nulla da eccepire. Anzi, un piccolo modello di dedizione e impegno, in cornice anche a Pavia dove si era laureata il 20 dicembre 2005 con una tesi in Economia e gestione delle imprese. «Aveva fatto un ottimo lavoro», spiega il professor Gabriele Cioccarelli che aveva chiesto il massimo dei voti e la lode. «Una persona decisa, determinata, quasi testona», aggiunge Stefano De Nicola, l’assistente che l’aveva seguita in quei mesi. E tutte le tessere sembrano andare al posto giusto, tranne l’ultima, quella che ha distrutto il puzzle. «La verità è che adesso siamo noi genitori a chiedere ai fidanzati delle nostre figlie di dormire a casa nostra - spiega la signora Spialtini, mamma di Chiara e Luca - se noi non siamo in paese». Anche Alberto l’ultima sera era tornato nella villetta di famiglia e aveva lasciato Chiara da sola. Qualcuno, nelle prime concitate ore dopo il delitto, aveva ironizzato su questa scheggia di mondo antico che oggi sembra alla rovescia, ma forse è da lì che occorre ripartire per capire. «Chiara era una ragazza perbene e non si era certo messa insieme a un delinquente - allarga le braccia Giovanbattista Poggi, cugino del papà della ragazza uccisa -, c’è qualcosa che sfugge». Un sentimento d’incertezza che la notte diventa paura nelle parole della mamma di Marta Piazzon, l’amica del cuore di Chiara al liceo: «In paese dev’essere arrivato uno squilibrato. La notte nessuna di noi rimane più sola». Come in una brutta favola.